“Don Salam” ha guidato le funzioni in ben tre parrocchie, ingannando perfino la Diocesi, che ora lo ha denunciato per truffa.
Torino – Celebrava la messa, ascoltava le confessioni, distribuiva la comunione. E a chi notava qualche stranezza nel rito offriva una spiegazione che convinceva tutti: era un giovane sacerdote copto, arrivato dall’Egitto per studiare al Politecnico. Peccato che non fosse vero niente. “Don Salam”, che si presentava come Salam Faragalla, 25 anni, di origini egiziane, non era un prete. E forse non si chiama nemmeno così. Da giugno ha guidato le celebrazioni in tre parrocchie del quartiere Pozzo Strada, ingannando parroci, fedeli e perfino la Diocesi, che ora lo ha allontanato e denunciato per truffa.
Tutto comincia a giugno nella parrocchia di Santa Rosa da Lima, in via Bardonecchia. Al parroco don Davide Pavanello il giovane mostra carte all’apparenza impeccabili, con un’ordinazione sacerdotale datata 31 gennaio 2025. Parte la procedura tra il vicariato egiziano, la Diocesi e la Conferenza episcopale italiana, e don Salam inizia a concelebrare, poi a sostituire altri sacerdoti, anche a San Leonardo Murialdo e a Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. “Era ben organizzato, tutti i controlli che abbiamo eseguito avevano dato corrispondenze”, ammette a Torino Today Alberto Riccadonna, portavoce dell’arcivescovo Roberto Repole.

Qualche fedele aveva notato un modo di celebrare insolito, ma lo aveva messo in conto alle differenze con il rito copto. Poi la telefonata che cambia tutto. Un parrocchiano chiama don Giuliano Naso, parroco di San Leonardo Murialdo, dicendo di aver visto una foto del giovane: “Mi creda don Giuliano, quello è tutto meno che un prete”. Il sacerdote spera in una calunnia, ma martedì 27 ottobre avvisa il vicario episcopale don Mario Aversano. Stavolta le verifiche partono direttamente con l’Egitto e in un solo giorno arriva la risposta: i documenti non sono mai usciti dal vicariato indicato. E anche l’iscrizione al Politecnico era inventata.
La Diocesi lo ha allontanato, ha cancellato il suo nome dal proprio sito e ha presentato denuncia alla Procura. “Si tratta di un truffatore“, taglia corto Riccadonna. Rischia il reato di truffa, non quello di usurpazione di abito ecclesiastico, ormai depenalizzato e punito con una multa fino a 929 euro. A cui si aggiunge, per il diritto canonico, la scomunica latae sententiae, automatica.
La notizia è stata data ai fedeli domenica 1° novembre, al termine delle messe, tra stupore e preoccupazione. C’è chi si chiede che valore abbiano avuto le confessioni e le comunioni ricevute. Eppure, racconta don Naso, “la gente ci ha ringraziato” per la chiarezza. Resta il mistero del movente: nessun tornaconto economico, solo vitto, alloggio e il gettone per le celebrazioni. Messo davanti alla verità, il giovane ha negato tutto. E nelle parrocchie c’è chi non se la sente di condannarlo: forse, dietro la recita, c’era una vocazione mai realizzata.



