Il mistero del ragazzo che vive in aeroporto

Da oltre un mese Capodichino è diventato il suo unico rifugio. Dietro la presunta amnesia, potrebbe nascondersi una fuga da qualche guaio lasciato in patria.

Napoli – Senza documenti, senza soldi, senza un nome. Solo una certezza, ripetuta a chiunque gli chieda chi sia: “Sono svedese, ma non ricordo nulla”. Da oltre un mese un ragazzo di circa 30 anni ha fatto dell’aeroporto di Capodichino la sua casa, come Tom Hanks nel film “The Terminal”. Una storia che ha commosso lavoratori e passeggeri, ma che nelle ultime ore si tinge di giallo: dietro la presunta amnesia, infatti, potrebbe nascondersi una fuga da qualche guaio lasciato in patria.

Secondo quanto ricostruito da La Repubblica, il giovane trascorre le giornate nello scalo dall’apertura alle 3.30 fino alla chiusura alle 22.30, e la notte si arrangia nei dintorni. Aspetto curato, modi gentili, nessun fastidio a nessuno: il personale dei negozi lo ha quasi “adottato”, tra pasti caldi, vestiti puliti e prodotti per l’igiene.

A Il Mattino ha raccontato anche di chiamarsi Daniel e di essere stato aggredito e derubato a Roma da un gruppo di persone che gli avrebbero portato via passaporto e denaro. Come sia arrivato poi a Napoli, però, non sa spiegarlo.

Ed è qui che il racconto vacilla. Il ragazzo saprebbe benissimo chi è e da dove viene. Alle spalle ci sarebbe un passato turbolento, con qualche problema di stupefacenti e forse conti non saldati. Che a cercarlo siano rivali, una banda locale o le forze dell’ordine non è chiaro, ma di rientrare in Svezia, per ora, non ne vorrebbe sapere. Alcuni testimoni riferiscono anche di una strana richiesta: a chi si offre di aiutarlo, oltre a cibo e abiti, chiederebbe 500 euro.

Dal 1° novembre l’aeroporto di Capodichino è chiuso per il rifacimento della pista e non riaprirà prima di dicembre

A complicare tutto c’è la chiusura dello scalo: da domenica 1° novembre Capodichino è fermo per circa un mese per i lavori alla pista, e il misterioso ospite dovrà trovare un altro riparo. Il console onorario di Svezia a Napoli, Pierluigi Petrone, lo ha incontrato di persona e gli ha regalato una felpa per ripararsi dal freddo. “Come sia arrivato qui e perché continui a restarci non lo sappiamo”, ha ammesso. La polizia di frontiera ha scritto all’ambasciata di Svezia a Roma per chiedere istruzioni sul rimpatrio, e la sua foto è stata inviata a tutti i consolati svedesi in Italia.

“Chi lo riconosce dalle fotografie ci aiuti”, è l’appello di Petrone. Perché, smemorato o no, prima o poi qualcuno dovrà dare un nome a quel volto.