Passa all’Assemblea nazionale, per un voto e in un’aula semivuota, l’emendamento socialista che colpisce Netflix, Google e Meta.
Parigi – Ogni film in streaming, ogni video scorso sui social, ogni videogioco scaricato potrebbe presto avere un prezzo in più, nascosto dentro i cavi della rete. Venerdì 30 ottobre l’Assemblea nazionale francese ha approvato un emendamento alla legge di bilancio 2027 che istituisce una “tassa sui produttori di dati digitali”: 5,5 centesimi per ogni gigabyte trasmesso agli utenti francesi. A pagarla sarebbero le aziende che inviano i contenuti, dai colossi dello streaming ai social network. Il gettito stimato dai promotori? Dieci miliardi di euro l’anno.
Il voto è arrivato sul filo di lana: 11 sì contro 10 no, in un emiciclo semideserto, dove sedeva appena una trentina di deputati su 577. A firmare la proposta è il socialista Laurent Lhardit, eletto nelle Bocche del Rodano. L’emendamento era già stato bocciato in commissione Finanze e ha incassato il parere contrario sia del relatore generale del bilancio, Philippe Juvin, sia del governo.
Nel mirino ci sono soprattutto i big del web. Secondo i dati dell’Arcep, l’autorità francese delle telecomunicazioni, citati nel testo, Netflix, Google, Meta, Amazon e Akamai generano da soli circa la metà del traffico che arriva nelle case dei francesi. A misurare i volumi sarebbero gli operatori come Orange, Free, SFR e Bouygues, in forma anonima e senza guardare il contenuto delle comunicazioni. Per evitare salassi, il prelievo non potrà superare il 15% del fatturato realizzato in Francia o il 2% del fatturato totale.
E i videogiocatori? Basta fare due conti: con 210 gigabyte, il peso che secondo le indiscrezioni avrà GTA 6, atteso il 19 novembre, ogni singolo download costerebbe all’azienda che lo distribuisce 11,55 euro di imposta, quasi dodici. Formalmente i consumatori non pagherebbero nulla, ma il timore è che il conto finisca su abbonamenti e prezzi. Ed è proprio l’allarme lanciato in aula dal ministro dei Conti pubblici David Amiel: “La metà della tassa, comunque 5 miliardi di euro secondo la vostra proposta, non peserebbe sulle grandi aziende del digitale ma su fornitori di contenuti più piccoli, in particolare francesi”.
La partita, però, è tutt’altro che chiusa. Il governo può chiedere una seconda deliberazione con l’aula più piena, il testo dovrà passare al Senato, a maggioranza di destra, e l’esecutivo potrebbe cancellarlo ricorrendo all’articolo 49.3, che consente di approvare il bilancio senza voto finale. Per ora, la tassa sul gigabyte resta una minaccia sospesa sulla rete.



