Disabile morta nel rogo di casa, crescono i sospetti sul vicino

Rosalba Persico, 84 anni, teneva la porta socchiusa per farsi aiutare. Il 52enne sospettato di aver appiccato le fiamme è ricoverato in psichiatria.

Milano – Quella porta lasciata socchiusa, giorno e notte, doveva essere la sua salvezza: un modo per farsi aiutare in qualsiasi momento, lei che per la disabilità faticava a muoversi. Rischia invece di essere diventata la sua condanna. Rosalba Persico, 84 anni, è morta tra le fiamme che lunedì 26 ottobre, poco prima delle 13, hanno divorato il suo appartamento al secondo piano di una palazzina popolare di via Bottoni 16, al Vigentino. E ora, con le tracce di benzina trovate dai vigili del fuoco, l’ipotesi più terribile prende corpo: qualcuno avrebbe approfittato di quell’ingresso aperto per versare il liquido e appiccare il rogo.

L’allarme è scattato intorno alle 12.45, quando alcuni residenti hanno chiamato il 112. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco con sei mezzi: hanno evacuato l’intero stabile di cinque piani e sono riusciti a portare fuori l’anziana, trovata nella camera da letto. Ma per lei non c’è stato nulla da fare: inutili i tentativi di rianimarla. Il fumo ha intossicato altre sette persone, nessuna in modo grave.

Fin dai primi minuti, tra i condomini sotto shock, una parola correva di bocca in bocca: doloso. I vicini hanno puntato il dito contro un 52enne che vive al piano di sopra, già noto alle forze dell’ordine e sottoposto a sorveglianza speciale dopo un’aggressione al fratello. Raccontano di minacce, gomme bucate, oggetti lanciati in cortile e di una frase ripetuta più volte: “Brucio tutto”. Contro di lui, in passato, erano già stati presentati esposti formali.

E nel palazzo il fuoco era già comparso. L’11 ottobre un altro incendio, anche quello ritenuto di origine dolosa, aveva costretto all’evacuazione i residenti e mandato cinque persone in ospedale. Su quell’episodio indagano gli agenti del commissariato Scalo Romana, ma l’assenza di telecamere non ha permesso di risalire con certezza al responsabile.

La svolta è arrivata martedì. Gli specialisti del Nucleo investigativo antincendi dei vigili del fuoco hanno trovato tracce di liquido accelerante, verosimilmente benzina, nella zona dell’ingresso. Elementi ritenuti sufficienti a non dover tornare per un secondo sopralluogo: la relazione sarà consegnata a breve all’autorità giudiziaria. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo contro ignoti, mentre le indagini sono affidate alla Squadra mobile guidata da Emanuele Fattori.

Il 52enne, ascoltato a lungo in Questura lunedì pomeriggio, avrebbe negato ogni responsabilità ed è stato rilasciato in serata: nei suoi confronti nessun provvedimento. Ha passato la notte in albergo con la madre e il fratello, perché lo stabile era inagibile. Poche ore dopo, però, è tornato in via Bottoni in forte stato di agitazione, minacciando di togliersi la vita. Soccorso dagli agenti, è stato trasportato all’ospedale San Paolo, dove è ricoverato nel reparto di psichiatria. La sua posizione resta al vaglio degli investigatori.

Saranno gli ultimi rilievi scientifici a dire l’ultima parola. Ma in quella palazzina del Vigentino, dove i vicini denunciavano da tempo di vivere nella paura, resta un’amara certezza: una donna fragile, che aveva fatto della porta aperta la sua unica difesa, non ha avuto alcuna via di fuga.