La moglie, che vive in Inghilterra, non aveva sue notizie da domenica. Ferite alla testa e segni di trascinamento: si fa strada l’ipotesi dell’omicidio.
Lecce – Un cancello chiuso, un campanello che suona a vuoto e, a pochi passi dalla casa, una scia di sangue che porta dritta verso un pozzo. È lì, in fondo a una cisterna nella sua stessa campagna, che è stato ritrovato senza vita Antimo Mazzotta, 78 anni, nel primo pomeriggio di martedì 27 ottobre. Siamo a Torre Rinalda, marina alla periferia di Lecce, lungo la strada che porta a Casalabate: una zona rurale fatta di case isolate e stradine sterrate, dove l’anziano viveva da solo, con la sola compagnia dei suoi cani e dei suoi gatti.
A far scattare l’allarme è stata la moglie, che vive in Inghilterra. Da domenica sera il marito non dava più notizie di sé e quel silenzio, ora dopo ora, si è fatto insopportabile. Così la donna ha chiesto ad alcuni amici della zona di andare a controllare. A presentarsi davanti alla casa sono stati due giovani che conoscevano bene Mazzotta e si occupavano della cura del verde nei dintorni. Hanno trovato il cancello chiuso, hanno suonato a lungo, ma nessuno ha risposto. Preoccupati, hanno chiamato i soccorsi.
Con l’arrivo dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce e dei vigili del fuoco, la scena ha preso subito i contorni del giallo: all’esterno dell’abitazione c’erano tracce di sangue e segni di trascinamento tra la casa e il pozzo della proprietà, trovato con la botola chiusa. Per recuperare il corpo è servito l’intervento dei sommozzatori. Per il personale del 118, ormai, non c’era più nulla da fare.
Dal primo esame esterno del medico legale Alberto Tortorella emergono ferite alla testa, e il cadavere si troverebbe in fondo al pozzo da almeno 48 ore. Sulla natura di quelle lesioni, però, le versioni non coincidono ancora: saranno gli accertamenti medico-legali a dare una risposta.
Ufficialmente gli investigatori non escludono alcuna pista, ma quella scia tra la casa e il pozzo fa pensare che qualcuno abbia voluto nascondere il corpo. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di una rapina finita nel sangue, anche se su porte e finestre non ci sarebbero segni di effrazione. Un dettaglio che lascia aperti molti interrogativi.
Ora i carabinieri, insieme ai colleghi della sezione investigazioni scientifiche, stanno passando al setaccio la casa e il terreno, per ricostruire le ultime ore di un uomo che, in quell’angolo di campagna salentina, aveva scelto di vivere in pace con i suoi animali.



