L’obiettivo delle modifiche è quello di riconoscere pari dignità formale ai diversi percorsi di studio superiori senza modificarne durata e programmi.
Lo scorso Settembre il ministro dell’Istruzione e Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato con molta enfasi la proposta di cambiare nome agli istituti tecnici e professionali in “licei” in vista di un imminente decreto-legge.
L’obiettivo dichiarato dell’operazione è riconoscere pari dignità formale ai diversi percorsi di studio superiori senza modificarne la durata quinquennale o i programmi specifici. Con tanti problemi che la scuola e il sistema educativo hanno (strutture fatiscenti e malsane, alcune a rischio amianto, docenti pagati poco, bullismo solo per citarne alcuni) cosa ha partorito il “pensatoio” del Ministero?
Il cambio del nome come l’abito che cambiava sul palcoscenico Leopoldo Fregoli il grande attore trasformista del secolo scorso. La ratio di un’idea del genere, caduta sulla terra dal mondo dell’iperuranio, è superare la discriminazione culturale e terminologica tra i diversi percorsi scolastici.
Infatti gli istituti tecnici e professionali si chiameranno, ad esempio, liceo tecnologico o alberghiero. Come dare una ritinteggiatura di pareti e superfici. Chi si iscrive ai nuovi licei sa perfettamente che prima era un istituto tecnico o professionale.
Così come ne sono a conoscenza i cittadini. I punti chiave della misura sono: pari dignità per cancellare lo stigma sociale che spinge molte famiglie a considerare l’istruzione tecnica una scelta di ripiego; attribuire lo stesso prestigio istituzionale e formale a ogni tipo di diploma superiore.
Il cambiamento riguarda la denominazione e la percezione culturale, non la durata o la natura pratica degli indirizzi, che restano quinquennali e fortemente legati alle competenze laboratoriali e tecniche.
E’ vero che, storicamente, almeno fino agli ’60, gli istituti tecnici e professionali erano considerate le scuole degli sfigati provenienti soprattutto dal proletariato per cui un diploma di scuola superiore allora era un passe-partout per il mondo del lavoro.
I licei, classico e scientifico, erano le scuole dei rampolli dei benestanti e della borghesia ed erano i soli titoli di studio per accedere a tutte le facoltà universitarie, privilegio poi esteso a tutti i diplomi di scuola superiore dopo il ’68.
Secondo il Ministero la proposta si inserisce nel quadro della riforma “4+2”, in vigore da settembre 2024. Prevede: un percorso di istruzione tecnica o professionale ridotto a quattro anni (con programmi e monte ore rimodulati), al termine del quale si sostiene l’esame di Stato per ottenere un diploma equivalente a quello tradizionale.

A seguire un biennio di alta specializzazione tecnica presso gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS) Academy, per un totale di sei anni di filiera integrata; il diploma quadriennale permette l’accesso diretto all’università, al mondo del lavoro o ai corsi ITS.
Con questo approccio si pensa di costruire l’humus più idoneo per soddisfare le richieste del mondo del lavoro in continua evoluzione. L’idea è di coinvolgere le imprese nella formazione degli ITS, per rendere più spendibili sul mercato del lavoro i saperi teorici appresi.
Tutto questo per stare al passo delle innovazioni tecnologiche e dei cicli produttivi dell’industria. Il ministro ha ribadito che, malgrado l’Intelligenza Artificiale (IA), bisogna rivalutare “carta, penna e calamaio” come si diceva una volta, per riscoprire la scrittura manuale e la memoria.
Ma sono le nuove tecnologie a farla da padrone. Sono previsti, infatti, investimenti per 200 milioni di euro per inserire, già alle scuole elementari, materie come gli algoritmi e la logica computazionale per trasmettere sin dall’infanzia i rudimenti dell’IA. Staremo a vedere.


