Il “gigante buono” travolto dal muletto: Ferdinando muore sul lavoro

La tragedia è avvenuta nella cava del Cernicchiara, a Salerno. L’operaio 57enne lascia la moglie e due figli: la Procura apre un’inchiesta.

Salerno – Una manovra fatta mille volte, gesti ripetuti ogni giorno con la sicurezza di chi conosce il mestiere a memoria. Poi, in un attimo, il mezzo che si impenna e si rovescia, e una vita che si spegne tra la polvere della cava. Si chiamava Ferdinando Gallo, aveva 57 anni ed è l’ennesima vittima del lavoro: è morto nel primo pomeriggio di giovedì 22 ottobre, travolto dal muletto che stava guidando in uno degli impianti della cava del Cernicchiara, nella zona nord di Salerno.

La tragedia si è consumata tra le 14.30 e le 15, poco dopo la pausa pranzo, all’interno dello stabilimento ItalSud del gruppo Marinelli, dove si estrae e si lavora il calcestruzzo. Secondo il racconto dei colleghi che hanno assistito alla scena, Gallo era a bordo del muletto e stava lavorando accanto a un macchinario quando, all’improvviso e per cause ancora da chiarire, il mezzo si è ribaltato, schiacciandolo sotto il suo peso.

Sono stati proprio i compagni di lavoro a lanciare l’allarme, in una corsa disperata contro il tempo. Ma quando i soccorritori sono arrivati sul posto, per il 57enne non c’era più nulla da fare: i traumi riportati erano troppo gravi.

Ferdinando Gallo. Foto Facebook

Nella cava sono subito intervenuti gli agenti della Squadra Mobile di Salerno, che hanno delimitato l’area e avviato i rilievi, insieme al magistrato di turno e al medico legale. Il primo esame esterno ha confermato che la morte è legata alle ferite subite nell’incidente. La Procura ha aperto un fascicolo, mentre i tecnici dello Spisal dell’Asl stanno verificando che nel cantiere fossero rispettate tutte le procedure di sicurezza. La salma è stata posta sotto sequestro e trasferita all’ospedale Ruggi, dove nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia.

Ferdinando, salernitano residente a Giovi, lascia la moglie e due figli. Chi lo conosceva lo descrive come un “gigante buono“, sempre pronto alla battuta e felice di riunire amici e parenti attorno alla tavola, anche quando non c’era nulla da festeggiare. Oggi, in quella casa, resta solo un silenzio insopportabile.

La sua morte arriva a pochi giorni da quelle di un 30enne a Napoli e di un operaio schiacciato in fabbrica a Sarezzo, nel Bresciano. Una scia di sangue che il sindacato non accetta più:

“Ancora una vita spezzata a Salerno, ancora una famiglia travolta dal dolore. La sicurezza è un dovere di tutti, a partire dal datore di lavoro. Non può essere considerata un costo né affidata al caso”, ha dichiarato Patrizia Spinelli, segretaria della Feneal Uil di Salerno, che chiede l’istituzione di una Procura speciale per gli infortuni sul lavoro. “Ogni lavoratrice e ogni lavoratore deve poter tornare a casa”.