Sono sempre più numerosi i genitori che lasciano minori in balia di telefonini e tablet pur di non averli fra i piedi. Una pessima abitudine che provoca danni gravissimi.
I social sono, ormai, una presenza fissa nella nostra vita quotidiana. Sono così pervasivi che, piaccia o no, sono irriducibili e irreversibili. Hanno un fascino magnetico e seducente al punto da ammaliare e sedurre i più fragili, bambini e adolescenti, che trascorrono molte ore davanti a uno schermo, mettendo a rischio la loro salute psicofisica.
Il tema è così rilevante che la Commissione Europea ha istituito il “Panel speciale sulla sicurezza online dei minori“, un gruppo di studio per definire un approccio pratico e rigoroso a tutela dei minori nel mondo digitale.
Gli obiettivi sono: divieto per i minori, con la raccomandazione di introdurre restrizioni nette, suggerendo di vietare l’accesso ai social media ai minori di 13 anni; l’accesso a profili del tutto autonomi è stato ipotizzato a partire dai 15 anni, con fasce intermedie protette da specifici controlli parentali e limiti di tempo.
L’onere della sicurezza non deve pesare sulle famiglie ma sui fornitori di servizi digitali, chiamati a eliminare le dinamiche di progettazione che creano dipendenza.
Come chiedere a Dracula di non succhiare il sangue, praticamente impossibile. Da questo pensatoio è stato partorito il “Kids Act”, una proposta di legge per uniformare la legislazione europea con limiti severi per le piattaforme video e i social network in base all’età. Importanti a questo scopo sono gli investimenti nell’educazione digitale e il supporto alle famiglie.
Si è giunti a quest’iniziativa grazie alle migliaia di studi scientifici sul tema, da cui è emerso che gli adolescenti appaiono appesantiti nel fisico, affaticati nella mente, praticano poco sport, importante a quell’età, non leggono e trascorrono ore da soli davanti a un cellulare. Condizioni che creano ansia, irritabilità, inquietudine.
Il fatto è che la tecnologia sembra aver sostituito i baby sitter: i bambini vengono lasciati dai genitori con un device in mano purché non rompano le scatole!
Il rischio è di avere in futuro delle persone con problemi cognitivi, incapaci di esprimere emozioni. Inoltre effetti sul ciclo del sonno e sul comportamento, sempre più ostile e istintivo. Gli ultimi studi hanno riscontrato sui soggetti sovraesposti una diminuzione della materia grigia, dell’attenzione e della memoria.
Si è stimato che un anno senza cellulare produce benefici sulla salute mentale, intellettuale e sulle interazioni interpersonali. Una volta quando la tecnologia era ancora in là da venire e non poteva essere la dea venerata come oggi, i bambini stavano per strada a giocare. In questo modo migliorava la memoria e l’autocontrollo, condizioni quasi impossibili oggi con la fruizione passiva davanti ad uno schermo.

Molti bambini oggi non hanno mai visto la campagna, come cresce un frutto, come si accudisce un animale e simili. E’ stato constatato che passare da una condizione reale ad una virtuale è meno problematica del cammino inverso. Il consesso di luminari riuniti dalla CE ritiene che bisogna vietare, senza se e senza ma, l’uso degli schermi nei bambini tra gli 0 e 24 mesi.
Tra i 2 e 5 anni, massimo 1 ora giornaliera, ma solo per programmi formativi ed insieme ad un adulto. Dopo i 5 anni si può usufruire di 2 ore di device tecnologici al giorno, sempre con la vigile presenza di una persona adulta.
L’uso del cellulare a scopo personale deve essere vietato fino ai 13 anni a scopo preventivo, per evitare argomenti inadeguati. Tuttavia imporre comportamenti con divieti non è proprio edificante ma visto lo status quo non pare esserci opzioni alternative.
La criticità maggiore è l’attuazione di questi lodevoli intendimenti, considerando la classe politica nazionale e internazionale che sembra vagare a vista, smarritasi nel mare magnum degli eventi nefasti.


