La seconda autopsia sulla giudice Ercolini rafforza l’ipotesi dell’omicidio

Una frattura al collo, ecchimosi da difesa e le simulazioni del Ris smentiscono il gesto volontario.

Pesaro – Un quadro lesivo inatteso e incompatibile con la ricostruzione iniziale sta stravolgendo gli esiti dell’inchiesta sulla scomparsa di Francesca Ercolini. I risultati emersi dalla seconda autopsia condotta dal professor Vittorio Fineschi indicano la presenza di una frattura alle vertebre cervicali che escluderebbe la morte per sospensione, orientando in modo quasi univoco gli inquirenti verso un’azione d’impatto o uno strangolamento meccanico. Un elemento scientifico di primaria importanza che avvalora la tesi della Procura de L’Aquila, da tempo convinta che all’interno della residenza marchigiana si sia consumato un delitto.

La tragedia risale alla festività di Santo Stefano del 2022. La cinquantunenne, figura di spicco della magistratura marchigiana in qualità di presidente della sezione civile del Tribunale di Ancona, venne trovata priva di vita nella dimora familiare a Pesaro. A dare l’allarme furono il coniuge Lorenzo Ruggeri, avvocato di 56 anni, insieme a un agente di polizia suo conoscente, giunti sul posto e affiancati nelle dichiarazioni dal figlio diciassettenne della coppia. Tutti concordarono fin dal principio nel descrivere un suicidio attuato legando un foulard all’inferriata della scalinata domestica, sebbene all’arrivo dei soccorritori la vittima giacesse già adagiata sul pavimento.

Francesca Ercolini e il marito Lorenzo Ruggeri

I primi accertamenti, liquidati con estrema celerità, sposarono la tesi dell’atto estremo. Una versione che non ha mai convinto la madre della donna, Carmela Fusco, la cui determinazione, sostenuta dal legale Giuseppe Lattanzio, ha permesso l’esumazione del corpo e il riavvio del procedimento penale. Oggi, sia il marito sia l’amico poliziotto figurano sul registro degli indagati per omicidio volontario. Parallelamente, un secondo fascicolo riguarda il medico legale che svolse la prima perizia e quattro appartenenti alle forze dell’ordine, contestando loro reati che vanno dal depistaggio alla falsità ideologica fino alla rivelazione di segreto d’ufficio.

Con la conclusione delle operazioni peritali disposte in incidente probatorio dal giudice per le indagini preliminari Marco Billi, si entra ora nella fase decisiva. I consulenti della difesa e della Procura sono attesi al deposito delle relazioni conclusive per inizio novembre, in vista dell’udienza collegiale fissata per il 20 del mese.

Diversi sono i punti oscuri che le simulazioni del Ris cercheranno di chiarire. A partire dalla morfologia del segno riscontrato sul collo, rivelatosi solido e profondo a tal punto da richiamare la pressione di un cavo di plastica o di un laccio rigido, anziché la trama cedevole di un accessorio in seta. Un’incongruenza alimentata dalle primissime parole pronunciate dal figlio della vittima al telefono con i soccorsi, quando fece riferimento a un cavetto, e rafforzata dal sequestro del filo elettrico appartenente a una lampada d’arredo. Il vaglio degli esperti punta ora a incrociare la lesione ossea con i molteplici ematomi di natura difensiva scoperti sui tessuti della vittima, unitamente ai test dinamici effettuati tramite simulacri antropomorfi per stabilire la reale sostenibilità fisica e la stabilità della scena del crimine così come fu inizialmente descritta.