Compagnie aeree in ginocchio per il caro carburante. Tagliati 2,8 milioni di posti in una settimana e biglietti pronti a rincarare fino al 50%.
Milano – C’è un inverno gelido in arrivo, e non ha nulla a che vedere con il meteo. I cieli del Vecchio Continente si stanno svuotando a vista d’occhio: decine di compagnie aeree hanno messo gli aerei a terra, cancellato rotte e falciato posti a milioni, travolte da un nemico tanto invisibile quanto implacabile, il caro carburante. Un’ondata di tagli che il trasporto aereo europeo non vedeva dai tempi della crisi finanziaria del 2008-2010, pandemia esclusa, e che rischia di trasformare il sogno di un biglietto low cost in un ricordo del passato.
A far tremare i bilanci è soprattutto il prezzo del jet fuel, il cherosene che alimenta gli aerei. Un anno fa costava circa 700 dollari a tonnellata, oggi è schizzato tra i 1.500 e i 1.600 dollari: più del doppio. A pesare è la guerra in Medio Oriente, che ha fatto impennare le quotazioni. E per i vettori low cost il carburante, che prima incideva per il 40-45% delle spese, oggi arriva a divorare fino al 70-72% dei costi di ogni singolo volo.
Il risultato è una ritirata di massa. Secondo un’analisi de Il Corriere della Sera sui dati della piattaforma specializzata Cirium, solo nell’ultima settimana sono spariti dalla programmazione 2,8 milioni di posti per la stagione invernale. British Airways ha cancellato 1,5 milioni di sedili, Air France 1,2 milioni, Lufthansa 1,1 milioni, e anche Turkish Airlines ha superato il milione. Non si salvano le low cost: Ryanair ha tagliato oltre mezzo milione di posti ed easyJet ne ha annunciati altri 700 mila. In rosso pure la nostra Ita Airways, con circa 200 mila posti in meno.
Un terremoto che fa già le prime vittime. “Le compagnie aeree stanno cadendo come tessere di un domino“, avverte Alex Irving, analista di Bernstein: airBaltic ha chiesto la protezione dai creditori, Volotea pure, e per i vettori piccoli e medi la sopravvivenza è appesa a un filo. “Qualcuno andrà molto vicino a sparire o sparirà del tutto“, profetizza Luis Gallego, numero uno di Iag, il gruppo che controlla British Airways.
A pagare il conto, come sempre, saranno i passeggeri. Meno voli disponibili significano tariffe più salate: le compagnie puntano a far pagare i biglietti tra il 20 e il 50% in più. E la tregua non è all’orizzonte. Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, non usa giri di parole: “Questa è una crisi a tutti gli effetti”, e il caro carburante “potrebbe durare almeno fino al 2028“.
Per chi sognava una fuga invernale verso il sole, insomma, l’atterraggio è già brusco: meno collegamenti, aerei più pieni e prezzi in volo. Il conto della guerra, questa volta, arriva dritto alla carta d’imbarco.



