Un giovane sardo è rimasto intrappolato da una frana a dieci metri: è vivo e cosciente, ma ferito e prigioniero del buio.
Urzulei (Nuoro) – C’è un uomo sepolto vivo nel ventre buio della montagna, a dieci metri di profondità, e un piccolo esercito di soccorritori che da più di un giorno scava a mani nude per strapparlo all’abbraccio della roccia. È la corsa disperata contro il tempo che si consuma a Urzulei, nel cuore selvaggio dell’Ogliastra, dove un giovane speleologo sardo è rimasto intrappolato da una frana improvvisa mentre esplorava la grotta Nurra Gorroppeddu, nel Supramonte.
Il dramma si è consumato nel primo pomeriggio di domenica. Il ragazzo faceva parte di un gruppo di escursionisti sardi, calatosi nella cavità a 883 metri d’altitudine per una delle sue esplorazioni. Era circa a metà del percorso, a una decina di metri dall’ingresso, quando una scarica di terra, pietre e massi si è staccata all’improvviso dalla volta, chiudendo ogni via di fuga e seppellendolo quasi del tutto. Una gamba intrappolata sotto i macigni, il corpo bloccato dai detriti. Immediato l’allarme lanciato dai compagni di spedizione.
Secondo i soccorritori l’uomo è vivo e cosciente, ma ferito e sepolto dai detriti. Le sue condizioni di salute, però, restano un’incognita. Ed è questo il dettaglio che gela il sangue: ogni ora che passa è un’ora strappata alla speranza.
Sul posto si è messo in moto un dispositivo imponente: oltre trenta tecnici del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, medici ed esperti nella disostruzione, le squadre dei vigili del fuoco di Tortolì e Nuoro, la Protezione civile di Dorgali e i sanitari del 118. L’Aeronautica militare di Decimomannu ha elitrasportato fino a Gorropeddu le unità Usar e altri specialisti arrivati persino dall’Italia centrale.
Per tutta la notte, al chiarore delle torce, i soccorritori hanno scavato a mano con pale e secchi, imbracando con le funi i massi più grandi e tirandoli via uno a uno. Un lavoro lentissimo e pericolosissimo: ogni movimento sbagliato rischia di provocare nuovi crolli e di travolgere tanto i tecnici quanto l’uomo intrappolato.
All’alba di lunedì lo speleologo era ancora là sotto, nel grembo della Nurra Gorroppeddu. E mentre la Sardegna trattiene il fiato, le mani dei soccorritori continuano a scavare, centimetro dopo centimetro, in una corsa contro il tempo che non conosce tregua.



