Dalla 13enne palpeggiata in strada ai raid notturni nelle camere da letto, tre aggressioni in un mese: arrestato un 23enne.
Mantova – C’è un’ombra che per settimane si è arrampicata lungo i muri delle case di Viadana, scivolando nelle camere da letto nel cuore della notte per colpire le donne nel sonno. Un incubo a occhi aperti che ha gettato nel panico la tranquilla cittadina del Mantovano, meno di 20mila anime, dove la voce di quelle aggressioni correva di bocca in bocca più veloce della paura. Ora quell’ombra ha un volto e un’età: un ragazzo di appena 23 anni, residente in paese, finito in manette.
A chiudere la caccia al “predatore della finestra” sono stati i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Viadana, che giovedì 8 ottobre hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Mantova su richiesta della Procura. Tre i capi d’accusa, pesantissimi: violenza sessuale aggravata, violazione di domicilio aggravata e lesioni personali.
Il copione dell’orrore si è ripetuto per tre volte nel giro di un solo mese. Il primo episodio risale all’8 agosto: una ragazzina di appena 16 anni viene palpeggiata in pieno giorno mentre cammina lungo via Circonvallazione Fosse. L’uomo la avvicina, la molesta e si dilegua.
Poi la follia si sposta tra le mura domestiche. Il 1° settembre una donna si accorge di un uomo che si sta arrampicando fino alla finestra della sua camera da letto: le sue urla lo mettono in fuga prima che riesca a entrare. Ma due giorni dopo, il 3 settembre, l’aggressore non si ferma.
È notte fonda quando riesce a introdursi in un secondo appartamento, dove una donna sta dormendo. Una scena da film dell’orrore: l’uomo la palpeggia e prova con la forza a divaricarle le gambe. La vittima si sveglia di soprassalto e viene presa a pugni. Per zittire le sue grida disperate, l’aggressore le preme un cuscino sul volto. La donna, soccorsa e portata in ospedale, verrà dimessa con una prognosi di trenta giorni.
A tradire il giovane sono state le testimonianze delle vittime e gli occhi impietosi delle telecamere, pubbliche e private, che hanno permesso agli investigatori di stringere il cerchio. Un lavoro certosino, condotto anche nell’ambito dei servizi stabiliti dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza presieduto dal prefetto di Mantova Roberto Bolognesi, in una cittadina ormai stremata dall’allarme sociale.
Per il 23enne si sono aperte le porte dei domiciliari con braccialetto elettronico, con il divieto di comunicare con chiunque non sia un convivente o il suo legale. L’incubo di Viadana, almeno per ora, ha un lucchetto.



