Amanda Knox torna a Perugia, il selfie beffardo davanti al tribunale che la condannò

Quindici anni dopo l’assoluzione per il delitto di Meredith Kercher, la 39enne americana non smette di far parlare di sé.

Perugia – Ci sono luoghi che restano cuciti addosso per tutta la vita, come cicatrici che nessun tempo riesce a cancellare del tutto. Quindici anni dopo quella sentenza che le ridiede la libertà, Amanda Knox è tornata a camminare nel cuore della città che prima l’aveva processata e poi assolta per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. E lo ha fatto a modo suo, con un gesto tanto semplice quanto spiazzante: un selfie scattato proprio davanti a quel tribunale dove, da ragazza, si era sentita condannare a 26 anni di carcere.

A immortalare il ritorno è stata la Konx stessa, con un lungo racconto affidato al social X e corredato di fotografie, poi in parte rimosso. “Ho visitato anche il tribunale dove sono stata condannata a 26 anni, dove folle di locali scandivano ‘vergogna’ quando sono stata assolta”, ha scritto la 39enne di Seattle. Un ricordo amaro, bilanciato però da una rivendicazione orgogliosa: “Ho attraversato Venezia, Milano e Roma a testa alta“.

Tra gli scatti più intensi, quello che la ritrae accanto a don Saulo, il cappellano del carcere di Capanne ai tempi della sua detenzione, oggi fotografato insieme a uno dei suoi due bambini. “Il prete che mi ha tenuto per mano in quegli anni, quando la mia famiglia non poteva”, ha scritto Knox, regalando al sacerdote il tributo più commosso dell’intero racconto.

Secondo quanto ricostruito dalla stampa locale e confermato dal suo storico avvocato Luciano Ghirga, l’americana era arrivata in Umbria circa due settimane fa, insieme al compagno e ai due figli. Una tappa quasi intima – passeggiata in centro, aperitivo in piazza IV Novembre – inserita nel viaggio che l’avrebbe poi condotta a Milano per registrare l’intervista a Verissimo. Era la sua terza visita a Perugia, ma la prima nel centro storico.

La vicenda che la rese suo malgrado un volto noto in tutto il mondo risale alla notte del primo novembre 2007, quando Meredith Kercher, coinquilina di Knox, venne uccisa nell’appartamento che le due dividevano. Dopo cinque gradi di giudizio e quasi quattro anni trascorsi in cella, Amanda e l’allora fidanzato Raffaele Sollecito furono definitivamente assolti. Per quel delitto è stato condannato Rudy Guede, unico a scegliere il rito abbreviato, che ha finito di scontare i sedici anni di reclusione.

Oggi Amanda Knox vive negli Stati Uniti, è madre, scrittrice e conduttrice di un podcast dedicato agli errori giudiziari, impegnata al fianco dell’Innocence Project per chi è finito in cella da innocente. E proprio quel passato, un tempo vissuto come una condanna senza fine, sembra essersi trasformato in pace ritrovata: “Per molto tempo ho pensato che gli anni trascorsi in Italia fossero un incubo destinato a perseguitarmi per sempre. Ma l’Italia non deve per forza essere un incubo. L’Italia è bellissima”. E il saluto finale, scritto nella nostra lingua, suona come una riconciliazione: “Ciao Italia”.