“Aiutateci, non ce la facciamo più”: la rivolta dei trattori

La protesta degli agricoltori contro il caro gasolio partita dalla Calabria dilaga in mezza Italia. Depositi di carburante bloccati e distributori a secco.

Cosenza – C’è un video che in pochi giorni ha fatto il giro d’Italia: un uomo seduto sull’asfalto, in lacrime davanti ai carabinieri, che implora “Aiutateci, non ce la facciamo più!”. Dietro quelle lacrime c’è la rabbia di migliaia di agricoltori calabresi che da fine settembre hanno trasformato trattori e cisterne in barricate contro il caro carburante e la speculazione che, denunciano, sta strangolando chi lavora la terra.

La mobilitazione, battezzata “L’Italia scende in piazza”, è partita lunedì 28 settembre, quando la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) della Calabria ha proclamato lo stato di agitazione permanente. Da allora i presìdi non si sono più fermati: tra i 2.000 e i 3.000 manifestanti hanno occupato svincoli e statali, sdraiandosi sull’asfalto per poter continuare a lavorare onestamente e “portare il pane a casa”.

Il nodo è il prezzo del gasolio, salito a punte insostenibili per chi guida il trattore ogni giorno, mentre concimi e sementi sono triplicati. Ma gli agricoltori puntano il dito contro un paradosso: al supermercato frutta e verdura si pagano a caro prezzo, al contadino restano le briciole, fissate dalle grandi centrali della distribuzione. E lo sconto del 20% annunciato dall’Eni per agricoltori e pescatori viene vissuto come una beffa, di fronte all’entità della speculazione.

La prima barricata è scattata a Pizzo (Vibo Valentia), allo svincolo dell’Autostrada A2 del Mediterraneo. Poi la protesta si è allargata a Lamezia Terme, Crotone e Davoli, sulla Statale 106 Jonica, dove gli abitanti hanno perfino bruciato le tessere elettorali e dove alunni e insegnanti hanno raggiunto il presidio. Il 5 ottobre, all’alba, i manifestanti hanno bloccato a Vibo Marina i depositi di carburante Eni e Meridionale Petroli, passando la notte nei sacchi a pelo.

Il risultato è già visibile: il gasolio è quasi esaurito in gran parte dei distributori calabresi, con le cisterne ferme ai blocchi. E l’agitazione sta superando i confini della regione, allargandosi a Puglia, Basilicata, Campania, Toscana e Lazio. Dal 16 al 20 ottobre toccherà alla Sicilia, con autotrasportatori e pescatori, mentre il 10 ottobre è attesa la manifestazione nazionale a Cosenza.

A pesare, dicono i manifestanti, è anche il silenzio dei media nazionali. “La nostra non è la battaglia degli agricoltori per l’agricoltura, è una protesta sociale“, ha spiegato Franco Calderone, presidente di Agrisat, chiedendo un prezzo del carburante agricolo sotto i 70 centesimi. Intanto le barricate restano, e la protesta cresce.