“Molestata in ludoteca dal mio capo”: l’incubo di un’educatrice 17enne

Il titolare, oggi 59enne, è finito a processo. La giovane, costituita parte civile, convive con un disturbo d’ansia e agorafobia.

Lecce – Prima le allusioni, poi le battute pesanti a sfondo sessuale. Infine i presunti abusi, consumati tra le mura di una ludoteca mentre a pochi passi giocavano i bambini. È l’incubo che una giovane educatrice del basso Salento dice di aver vissuto quando aveva appena 17 anni, per mano del suo datore di lavoro, un uomo oggi 59enne. Un calvario durato mesi che adesso approda davanti ai giudici collegiali del Tribunale di Lecce.

I fatti contestati risalgono alla primavera-estate del 2024. La ragazza, nel frattempo diventata maggiorenne, ha messo tutto nero su bianco in una dettagliata querela affidata ai carabinieri. Poi ha fatto le valigie e ha lasciato quel lavoro che pure amava, dove era riuscita a conquistare l’affetto di decine di bambini. Una scelta maturata, a quanto riferito, dopo l’ultimo, insopportabile episodio.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, le attenzioni morbose del titolare sarebbero cominciate agli inizi di aprile. Dapprima allusioni e battute a sfondo sessuale, poi avances sempre più insistenti, fino a sfociare – è l’ipotesi su cui lavora la Procura – in veri e propri abusi.

Tra gli episodi contestati ci sarebbero anche baci sulle labbra scambiati durante i saluti. Un gesto che, stando al racconto della giovane, l’uomo avrebbe riservato soltanto a lei, incurante del fatto che fosse impegnata nelle attività con i piccoli ospiti della struttura.

Un peso schiacciante, portato avanti in silenzio. La 17enne si sarebbe confidata solo con il fidanzato, scegliendo di non dire nulla ai genitori per non spaventarli. Le condotte sarebbero proseguite fino ai primi giorni di luglio, quando, dopo l’ennesimo episodio, è scattata la denuncia e la fuga da quel posto di lavoro.

A dare forza al suo racconto c’è una relazione psicologica che definisce il narrato della ragazza genuino e veritiero. E oggi la giovane paga ancora il conto di quei mesi: soffrirebbe di un disturbo d’ansia misto, agorafobia e ansia da malattia.

La presunta vittima si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Marcello Trenta; l’imputato è difeso dall’avvocato Ivan Mangiullo. La prossima udienza è fissata per il 1° febbraio 2027, quando il dibattimento entrerà nel vivo con l’esame dei testimoni citati dal pubblico ministero. In quell’aula, finalmente, quella ragazza potrà raccontare il suo incubo guardando negli occhi chi, secondo l’accusa, gliel’ha provocato.