Non si placa la rabbia degli autotrasportatori calabresi contro il caro gasolio. E il 9 ottobre scatta il fermo. Proteste anche in Sicilia.
Catanzaro – C’è un esercito di cento tir fermo davanti ai cancelli della Regione, e dentro quei motori spenti ribolle la rabbia di un comparto allo stremo. All’alba di lunedì 5 ottobre gli autotrasportatori calabresi hanno trasformato il piazzale della Cittadella regionale in un presidio di clacson e bandiere, portando fin sotto le finestre di Palazzo Campanella un grido che monta da mesi: con il gasolio alle stelle, lavorare non conviene più. Una manifestazione pacifica, senza blocchi stradali, ma dal peso simbolico enorme, andata in scena proprio nel giorno in cui il Consiglio regionale discuteva gli aiuti promessi dal governatore.
Guidati dalla federazione Fedralog, i camionisti sono arrivati davanti alla sede della Regione fin dalle sette del mattino. “Il settore è da diversi mesi in ginocchio”, ha spiegato Angelo Derenzo, referente provinciale di Vibo Valentia. “Il caro carburante incide per il 40%: oggi abbiamo un costo del 40% in più rispetto ai mesi scorsi”. La richiesta è una sola: un tavolo di confronto con la giunta che porti le istanze della categoria fino al governo nazionale.
A dare un volto alla crisi è Giuseppe Bonadio, titolare di una ditta di Lamezia Terme. Ha appena 29 anni e sulle spalle 27 dipendenti: “A fine anno rischio di non arrivarci, spero che chi ha il potere di intervenire lo faccia al più presto”. Il conto è spietato: “Un’azienda di autotrasporto si attesta su un utile annuo dal 3% al 5% dei ricavi, ma oggi con il carburante a 2,42 euro non è più possibile. Dopo sette mesi a questi prezzi non abbiamo più liquidità“.
Parole che diventano disperazione nella voce di Michele Cozza, arrivato da Fagnano Castello: “Siamo alla canna del gas, non si può più andare avanti. Basterebbe dimezzare le accise e il gasolio tornerebbe a 1,70 euro, così potremmo lavorare”.
Sullo sfondo pesa l’annuncio del presidente Roberto Occhiuto, che ha messo sul piatto 15 milioni di euro definendoli “il massimo che la Regione può fare”. Un primo segnale, ammettono gli autotrasportatori, ma non basta: “Sono usciti 15 milioni, ne escano altri 30. E vogliamo capire a chi verranno dati, quando e come”. In mattinata una delegazione è stata ricevuta dall’assessore Montuoro.
Alla protesta si è unito anche il mondo agricolo del movimento Territorio e Agricoltura, con i produttori del Catanzarese scesi in piazza a chiedere tutele per il made in Italy e le cisterne d’olio ancora invendute. E la mobilitazione non si ferma qui: Fedralog ha già annunciato il fermo regionale dell’autotrasporto per il 9 ottobre, mentre il 10 l’intera Calabria è attesa in piazza a Cosenza.
Le agitazioni contro il caro carburanti non coinvolgono solo la Calabria. Nel Nisseno è andato in scena un corteo di trattori, con i mezzi agricoli che hanno sfilato in corteo sulla statale Catania-Gela. L’azione è parte delle proteste degli agricoltori in Sicilia.



