Carburanti, il price cap fa effetto: benzina sotto i 2 euro in oltre 10mila impianti

Il ministro Urso esulta: “Riscontro superiore alle previsioni, un modello anche per l’Europa”. Ma non è ancora tempo di cantare vittoria.

Roma – Per una volta, alla pompa di benzina arriva una buona notizia. Dopo mesi di salassi, fare il pieno costa un po’ meno: più di un distributore su due ha deciso di tenere la benzina sotto la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Un sollievo atteso da famiglie e pendolari stremati dai rincari, che arriva grazie al cosiddetto price cap, il tetto volontario ai prezzi dei carburanti entrato in vigore lunedì 28 settembre e che in pochi giorni ha conquistato oltre la metà della rete nazionale.

A certificare la svolta sono i dati del Mimit, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati alle 8 di sabato mattina. In tutto, oltre 10mila distributori hanno abbracciato il tetto ai prezzi: nel dettaglio, 10.413 impianti su 20.141 rilevati praticano un prezzo della benzina inferiore ai 2 euro al litro (il 51,7%), mentre 10.519 su 20.147 tengono il gasolio sotto quota 2,20 euro (il 52,2%).

Il risultato è un calo del prezzo medio alla pompa, sceso a 2,052 euro al litro per la benzina e a 2,247 euro per il diesel. “Un riscontro di gran lunga superiore alle previsioni: in pochi giorni il price cap ha superato la metà della rete nazionale”, esulta il ministro Adolfo Urso, che parla di “un modello di responsabilità sociale che può rappresentare un esempio anche in Europa“.

L’iniziativa era partita da Eni, che aveva raccolto l’appello del governo, per poi allargarsi a macchia d’olio con l’adesione di IP-Socar, Q8 e Tamoil, estendendosi rapidamente su tutta la penisola.

Ma non è ancora tempo di cantare vittoria. Perché, nonostante lo sconto alla pompa, il conto per le famiglie resta salatissimo: secondo la Cgia di Mestre, solo a ottobre gli italiani spenderanno oltre un miliardo di euro in più rispetto allo stesso mese del 2025. E c’è chi, come Valentina, racconta di percorrere 90 chilometri al giorno per andare al lavoro, bruciando almeno 260 euro al mese di carburante. Il pieno, insomma, pesa ancora. Ma almeno, per una volta, l’ago della pompa punta nella direzione giusta.