La perizia psichiatrica inchioda il 31enne che travolse la folla uccidendo Monica Esposito: “Sapeva perfettamente cosa stava facendo”.
Modena – Sapeva perfettamente cosa stava facendo. Non il buio improvviso di un raptus, non la follia che cancella ogni lucidità, ma la fredda consapevolezza di chi impugna il volante e punta dritto sulla folla inerme. Salim El Koudri, 31 anni, era capace di intendere e di volere quando, lo scorso 16 maggio, scagliò la sua Citroen C3 contro i passanti nel cuore di Modena, falciando otto persone e strappando alla vita Monica Esposito. È il verdetto, pesante come un macigno, della perizia psichiatrica illustrata davanti alla gip del tribunale.
L’udienza, celebrata in incidente probatorio, è durata circa tre ore. In aula, accompagnato dalla polizia penitenziaria e fatto entrare da un ingresso laterale, sedeva lui, l’uomo che ha trasformato una tranquilla giornata di primavera in una mattanza. A pochi metri, gli occhi puntati addosso, c’erano Angelo Ciccarelli, vedovo di Monica e lui stesso ferito gravemente nell’attentato, e Giovanni Esposito, fratello della vittima.
Per i periti nominati dalla Procura, Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori, El Koudri era in grado di “comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi”. Un disturbo psichiatrico esiste, ed era già emerso in alcuni accessi al Centro di salute mentale, ma non così grave da offuscare la comprensione della realtà nel momento della strage. Nella loro valutazione gli specialisti parlano di una fragilità narcisistica e di sentimenti di odio, rabbia e rivalsa: gli ingredienti di un gesto elaborato, non di una mente in cortocircuito.
Di tutt’altro avviso i consulenti della difesa, per i quali “il disturbo è importante e compromette la capacità di intendere e di volere”. L’avvocato Fausto Gianelli insiste: il suo assistito “ha guidato regolarmente fino a Modena, rispettando tutti i limiti”, prima di essere travolto da un “raptus che deriva dalla patologia” e di lanciarsi ad alta velocità sulla folla.

Sul fronte dell’inchiesta, intanto, cade l’ipotesi che aveva infiammato l’opinione pubblica: la Procura ha rinunciato, almeno per ora, a contestare l’aggravante di terrorismo. “Il movente è un altro, non è il terrorismo, ma un delirio più o meno compensato”, ha spiegato il legale. Eppure gli accertamenti sui dispositivi del 31enne avevano fatto emergere ricerche ossessive sull’Isis e sui suoi combattenti, e video dai toni deliranti registrati negli anni precedenti.
Monica Esposito, 55 anni, si è spenta il 22 luglio dopo due mesi di agonia in terapia intensiva. Altri feriti pagano ancora un prezzo altissimo: a qualcuno sono state amputate le gambe. Ora le conclusioni della perizia entreranno agli atti e peseranno sul processo. Su El Koudri gravano le accuse di strage, lesioni gravissime e omicidio.



