Ricina, il giallo della borsetta di Antonella e l’uomo misterioso della chat

Dall’analisi dei dispositivi elettronici, emerge un contatto maschile mai identificato: l’ultimo con cui la donna parlò prima di morire.

Campobasso – Ci sono gialli che a ogni svolta si fanno più fitti, invece di sciogliersi. È quello che accade a Pietracatella, il piccolo paese del Molise dove Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, appena 15, sono morte avvelenate dalla ricina nei giorni a ridosso dello scorso Natale. Nove mesi dopo, due dettagli riaccendono l’inchiesta e tolgono il sonno agli investigatori: una borsetta comparsa dove non avrebbe mai dovuto trovarsi e un uomo misterioso, l’ultimo contatto con cui la donna avrebbe chattato prima di spegnersi per sempre.

A raccontare il primo mistero è Il Corriere della Sera. Durante una perquisizione nell’abitazione di Gianni Di Vita, il commercialista marito di Antonella e padre di Sara, uno degli investigatori ha notato una borsetta e ha chiesto: “Ma di chi è?”. “Di mia moglie”, ha risposto l’uomo. Peccato che quella borsa si trovasse nella nuova casa in cui Di Vita vive dopo il sequestro dell’abitazione di famiglia, lontano dal luogo in cui avrebbe dovuto restare.

Un dettaglio tutt’altro che banale. Perché dentro quella borsetta, secondo gli inquirenti, potrebbe nascondersi il vettore della ricina: magari una delle borracce finite tra i 131 reperti ora al vaglio degli esperti del Robert Koch Institut di Berlino, il laboratorio tedesco chiamato a dire l’ultima parola sul veleno. Gli accertamenti si stanno concentrando in particolare su una borraccia con un liquido torbido e su un contenitore con una sostanza granulare scura.

C’è poi un elemento emerso dall’autopsia. Il 27 dicembre, per circa sei ore, marito e moglie erano rimasti soli in casa: le ore in cui lo zio Antonello, la sorella Alice e l’infermiere Giampiero Mastrogiorgio avevano accompagnato Sara al pronto soccorso. Quando la ragazza, ascoltata dagli inquirenti il 5 gennaio, è tornata a Pietracatella la sera, aveva trovato i genitori sul divano: “Entrambi deboli, ma mamma di più”.

Ma la pista che più incuriosisce arriva dai telefoni. Libero rivela che tra i file sequestrati spunterebbe un uomo misterioso, un contatto maschile mai identificato con cui Antonella avrebbe avuto scambi in chat poco prima di morire. Un filo rimasto nell’ombra che gli investigatori ora provano a riannodare, mentre proseguono le copie forensi di computer, pen drive e cellulari.

Attorno a Di Vita l’attenzione resta altissima. L’ex sindaco del paese è stato ascoltato tre volte in un solo giorno e ha consegnato spontaneamente due computer e una chiavetta usb. “Sono serenissimo“, ha ripetuto ai cronisti. Al momento, nel fascicolo per duplice omicidio della Procura di Larino, non risulta alcun indagato.

A non credere più all’ipotesi dell’incidente è anche Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella, che a Repubblica ha dichiarato senza mezze misure: “È stato trovato veleno nel loro sangue, tanto veleno. È difficile pensare a un incidente, assai difficile da credere”.

Intanto la vita prova a riprendere il suo corso: Alice, l’altra figlia della coppia, superata la maturità si è iscritta all’università a Torino. Lontano da quel paese che, a nove mesi dalla tragedia, aspetta ancora un nome per il suo killer.