Il ragazzo polaccoha scavalcato la recinzione di una scala chiusa per lavori ed è precipitato per 15 metri sotto la Torre Unicredit.
Milano – Ci sono notti dei vent’anni che cominciano con la musica e finiscono nel silenzio più assordante. Jakub Wiatr era un ragazzo polacco di appena 21 anni, uscito per una serata in un locale nel cuore della Milano che non dorme mai. A casa non è più tornato. Il suo corpo è stato ritrovato nella mattinata di mercoledì 30 settembre in fondo a un cavedio, all’ombra della Torre Unicredit, in quella piazza Gae Aulenti che di giorno è il salotto scintillante della città e che per lui, nel buio, si è trasformata in una trappola mortale.
A dare l’allarme, intorno alle 11, sono stati alcuni passanti che hanno notato il corpo ormai privo di vita in fondo all’intercapedine, in quel fazzoletto d’asfalto e cemento tra piazza Gae Aulenti e piazza Freud, a due passi dalla Stazione Garibaldi. Quando i sanitari del 118 sono arrivati sul posto, per il giovane non c’era ormai più nulla da fare. Insieme a loro, nel giro di pochissimi minuti, i vigili del fuoco del vicino Comando di via Messina.
La sua scomparsa aveva già acceso l’angoscia della famiglia. Jakub era sparito nella notte dopo una serata in discoteca, e i genitori, non riuscendo più a rintracciarlo, avevano fatto scattare l’appello: la sera del 29 settembre l’associazione Penelope aveva diffuso una segnalazione per ritrovarlo. Poche ore dopo, la scoperta più terribile, a poche centinaia di metri da dove si erano perse le sue tracce.

Secondo le prime ricostruzioni della polizia di Stato, si tratterebbe di una caduta accidentale. Il ventunenne avrebbe scavalcato una recinzione in legno che sbarrava l’accesso a una scala chiusa per lavori, quella che collega Gae Aulenti alla stazione. Nel tentativo di superare l’ostacolo si sarebbe aggrappato al passamano in alluminio, che però non ha retto il suo peso: con un pezzo di corrimano ancora tra le mani, il giovane è precipitato nel vuoto per circa 15 metri.
A ricostruire ogni istante di quegli attimi fatali saranno soprattutto le telecamere. Nell’area, sotto i grattacieli di Porta Nuova, ne sono attive almeno tre: una sulla ringhiera di un parcheggio privato proprio davanti al punto della caduta, un’altra su un palo della luce, l’ultima in fondo alle scale. Gli investigatori le stanno acquisendo una a una per chiarire se il ragazzo stesse cercando di raggiungere corso Como e la movida, oppure di tornare semplicemente verso la stazione. Resta, intanto, il dolore per una vita spezzata a 21 anni, nel cuore illuminato e indifferente della città.



