Terrore sul volo Flydubai da Dubai a Tel Aviv: caccia israeliani fatti alzare in volo. La compagnia: “Colluttazione tra i piloti, uno ha perso i sensi”.
Tel Aviv – Ci sono voli di routine che si trasformano, in una manciata di minuti, in un incubo a diecimila metri. È successo all’alba di mercoledì 30 settembre, quando il volo di linea Flydubai partito da Dubai e diretto all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv ha smesso di essere un tranquillo collegamento tra gli Emirati e Israele per diventare, agli occhi di un intero Paese, un possibile aereo dirottato lanciato verso il cuore dello Stato ebraico. Un allarme che ha fatto trattenere il fiato a Gerusalemme, mobilitato i vertici militari e spinto in cielo i caccia dell’aeronautica.
Il volo FZ1073, un Boeing 737 MAX 8 con a bordo circa 174 persone, tra cui 27 bambini e oltre cento passeggeri israeliani, era decollato da Dubai poco dopo le 7 del mattino. Tutto procedeva regolarmente finché, sopra i cieli della Giordania, il transponder dell’aereo ha iniziato a “urlare”: prima il codice 7700, che segnala un’emergenza generica, poi – appena sette minuti più tardi – il temutissimo 7500, il segnale internazionale che indica un’interferenza illecita, in parole povere un dirottamento.
Da quel momento è scattato il protocollo di massima allerta. L’aereo ha invertito la rotta, è precipitato di quota – secondo fonti israeliane un tuffo di circa 4.000 metri – ed è sparito per alcuni minuti dai principali radar di tracciamento. Due caccia dell’aeronautica militare israeliana sono stati fatti decollare d’urgenza per intercettarlo, mentre il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz convocavano una riunione di sicurezza d’emergenza. Lo spazio aereo israeliano è stato temporaneamente chiuso.
A bordo, il terrore era reale. “Abbiamo sentito delle urla, poi hanno aperto la cabina di pilotaggio e abbiamo visto il sangue“, ha raccontato un passeggero all’emittente Channel 12. Una donna di nome Noam ha riferito che l’aereo “ha iniziato a precipitare rapidamente“, mentre alcuni viaggiatori pregavano lo Shema Yisrael, convinti di non uscirne vivi. Diversi passeggeri israeliani, insieme all’equipaggio, avrebbero contribuito a immobilizzare l’uomo che aveva seminato il panico.
Alla fine il velivolo è atterrato sano e salvo nello scalo saudita di Tabuk, e tutti i passeggeri risultano al sicuro. Ma cosa sia successo davvero in cabina resta avvolto nel mistero. La compagnia Flydubai ha parlato di una colluttazione tra i due piloti durante il volo, “fino a quando uno di loro ha perso conoscenza”, escludendo l’ipotesi di un incidente di sicurezza. Secondo le prime ricostruzioni il comandante sarebbe di origine russa e il primo ufficiale ucraino.
Ben più inquietante la versione delle autorità israeliane, che parlano di un vero e proprio tentativo di dirottamento: uno dei piloti avrebbe accoltellato il collega e cercato di far schiantare l’aereo, forse in un gesto suicida o addirittura in un attacco in stile 11 settembre. Un funzionario ha parlato di un “disastro sfiorato per un soffio“. Sull’episodio è già stata aperta un’indagine: gli inquirenti vorranno ascoltare i piloti ed esaminare la scatola nera per capire come un volo di poco più di tre ore sia finito con i jet da combattimento in aria e un atterraggio d’emergenza in un altro Paese.



