Accertate 133 posizioni irregolari e fatture false per milioni di euro. Nel mirino società usate come serbatoi di manodopera.
Mantova – Nell’ambito del rafforzamento degli interventi volti alla tutela della filiera manifatturiera e della regolarità nella somministrazione di contratti conto terzisti nonché del rispetto della specifica normativa fiscale e contributiva in materia, la Guardia di Finanza di Mantova, in particolare la Tenenza del Basso Mantovano di Suzzara, ha concluso, un’attività operativa, con la constatazione di ben 133 posizioni lavorative, di somministrazione di manodopera, irregolari ed un giro di oltre 8 milioni di euro di fatture false.
Disvelato, infatti, un diffuso sistema fraudolento, attuato per mezzo di società che fungevano da meri “serbatoi” di forza lavoro, mediante illecita somministrazione di manodopera e contratti di appalto privi dei requisiti di sostanzialità.
Peculiarmente, le ipotesi investigative hanno riguardato una complessa frode, derivante dall’utilizzo, da parte di soggetti economici beneficiari finali, del meccanismo illecito di fatture per operazioni inesistenti a fronte della stipula di fittizi contratti di appalto per la somministrazione di manodopera, in violazione della vigente normativa civile, fiscale, contributiva e previdenziale di settore, che ha portato all’emissione e al conseguente utilizzo dei falsi documenti, non ultimo con riferimento ai contratti di affidamento delle lavorazioni, alle prestazioni di servizi, alla corretta struttura ed attribuzione ovvero documentazione dei costi nonché certificazione delle commesse.
In più casi, inoltre, ricostruendo la “filiera della manodopera”, è stato rilevato che i rapporti di lavoro con le società committenti sono stati “schermati” da società “filtro”, le quali, a loro volta si sono avvalse di società, anche cooperative, in modalità società “serbatoio”, che hanno sistematicamente omesso il versamento di imposte e contributi.
In altri casi, si era venuta a concretizzare una piena e sostanziale indebita dissociazione tra titolarità formale e gestione sostanziale dei rapporti di lavoro, posta in essere totalmente in capo alle imprese committenti, così addivenendo ad una totale, illecita ovvero simulata somministrazione di mano d’opera, celata da pseudo contratti di appalto di servizi risultati del tutto privi dei requisiti sostanziali.
Ancora più emblematici, nel ricostruire la filiera, anche casi di vere e proprie “agenzia del lavoro”, carenti per requisiti e relative autorizzazioni, con univoci riscontri ed elementi, che hanno operativamente evidenziato una totale mancanza di organizzazione dell’impresa appaltatrice, ancor più risultata priva di una vera struttura autonoma di mezzi, capitali e dello stesso rischio di impresa nonché assenza di potere direttivo, risultato, di contro, a totale appannaggio delle imprese manifatturiere committenti, imprese che hanno, nei fatti, gestito, in proprio ed unilateralmente, i lavoratori, anche per quanto concerne orari, mansioni, direttive dirette e tecniche, riservando all’appaltatore la mera “incombenza” di procedere alla fatturazione delle prestazioni rese, in ciò addebitandosi direttamente e totalmente anche il relativo carico fiscale, fatturazione che, nella maggior parte dei casi, è risultata parametrata, a titolo esemplificativo, unicamente al numero di ore di lavoro svolte dal personale messo a disposizione, quindi avvalorando, vieppiù, le ipotesi investigative di “meri serbatoi di lavoro” ed “illecite somministrazioni”.
Non sono mancati, poi, casi di veri e propri falsi contratti di appalto.
Rilevanti anche le risultanze operative mediante le Banche Dati in uso al Corpo nonché le analisi operative con riferimento agli “asset” aziendali, alle “architetture di committenza”, alle “mappature socio-economiche” e ai “profili economici-contributivi” dei cosiddetti “decreti flussi”.
Interessati anche soggetti economici di fuori Provincia e di fuori Regione.
Quello della “illecita somministrazione” di manodopera è un tema di grande interesse operativo, negativo per l’intero sistema economico perché sottrae risorse all’Erario, mina gli interessi dei lavoratori, spesso sfruttati e consente una competizione sleale con le imprese oneste, vieppiù, orientato alla riduzione illegale dei costi di “struttura”, sia fiscali, sia organizzativi e, nondimeno, del lavoro, per massimizzare i profitti ed ottenere vantaggi competitivi impropri.
A titolo meramente esemplificativo, nell’ultimo periodo, con riferimento al “sommerso da azienda” legato peculiarmente alla “filiera del lavoro”, la Guardia di Finanza di Mantova ha accertato oltre 1.000 posizioni lavorative irregolari, per un giro di oltre 24 milioni di euro nonché condotto oltre 1.000 istruttorie per la Prefettura, a seguito anche delle evidenze in ambito Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza Pubblica, più in particolare, quale polizia, specialistica, economico-finanziaria.



