Eruzione dell’Etna, cosa fare in caso di volo cancellato

Niente risarcimento, perché il vulcano è considerato causa di forza maggiore, ma resta il diritto all’assistenza e al rimborso delle spese.

Catania – Il vulcano più alto d’Europa torna a ruggire e mette in ginocchio un’intera regione. La colonna di cenere sputata senza tregua dai crateri dell’Etna ha costretto le autorità a spegnere i motori dello scalo di Catania-Fontanarossa: partenze e arrivi congelati fino alle 23.59 di oggi, lunedì 28 settembre. Un blocco che, secondo le prime stime, ha già travolto circa 50mila passeggeri, lasciati a terra tra valigie, coincidenze saltate e viaggi andati in fumo.

Lo stop è scattato nel weekend, quando la pioggia di materiale piroclastico ha reso impraticabili i cieli sopra la città. La società di gestione SAC ha disposto il prolungamento della chiusura del settore C1 dello spazio aereo fino alle ore 23.59 di lunedì, invitando i viaggiatori a non presentarsi in aeroporto senza prima aver verificato lo stato del proprio volo. Le compagnie hanno riorganizzato i collegamenti a colpi di cancellazioni, ritardi e dirottamenti verso gli altri scali siciliani, da Palermo a Comiso.

Ma cosa può fare chi si ritrova con il volo cancellato?

L’eruzione vulcanica è considerata una causa di forza maggiore ai sensi del Regolamento europeo 261/2004: questo significa che non spetta alcuna compensazione pecuniaria, quella riconosciuta per gli altri disservizi aerei. Restano però in piedi gli obblighi di assistenza: le compagnie devono offrire soluzioni alternative per portare i passeggeri a destinazione nel minor tempo possibile. Se l’assistenza manca o è inadeguata, il viaggiatore può acquistare da sé nuovi biglietti e chiedere poi il rimborso delle spese documentate con fatture e ricevute. In caso di volo dirottato su un altro aeroporto, il vettore deve inoltre garantire il trasferimento verso Catania.

Per tamponare l’emergenza è scesa in campo anche Trenitalia, che d’intesa con la Regione Siciliana ha potenziato i collegamenti ferroviari tra Palermo e Catania, aggiungendo convogli in più fasce orarie per accogliere le migliaia di persone dirottate nel capoluogo.

Il caos ha acceso la polemica politica. Il deputato Manlio Messina ha puntato il dito contro il governatore Renato Schifani, chiedendone le dimissioni per la gestione “pessima” dell’emergenza voli. Anche il leader di Azione Carlo Calenda, bloccato da due giorni a Palermo, ha sfogato la sua rabbia sui social: “Siamo nel 2026, riusciremo a tornare?”.

“L’ennesima chiusura dello scalo etneo dimostra quanto sia importante conoscere i propri diritti”, ha commentato Felice D’Angelo, ad di ItaliaRimborso. “Non è prevista alcuna compensazione perché siamo di fronte a una circostanza eccezionale, ma resta fermo il diritto all’assistenza e al rimborso delle spese sostenute per raggiungere la destinazione. Il consiglio è conservare ricevute, fatture e ogni comunicazione della compagnia: possono risultare determinanti”.