Quando la droga trasforma l’uomo in mostro

Il corpo fatto a pezzi di Fabio Colapietro riporta a galla una scia di delitti nati tra alcol e sostanze. Storie diverse, stesso agghiacciante epilogo.

Torino – C’è un filo nero, intriso di stupefacenti e degrado, che lega alcuni dei delitti più efferati degli ultimi anni. L’ultimo anello di questa catena maledetta porta il nome di Fabio Colapietro, 39 anni, il cui corpo è stato ritrovato smembrato nella notte tra il 24 e il 25 settembre in un appartamento di via Gulli, nel quartiere Borgo Vittoria. Un orrore maturato al culmine di un festino a base di alcol e droga durato due lunghissime notti, che ha trasformato una casa qualunque in un mattatoio.

Per l’omicidio il Gip ha disposto il carcere per tre persone: il 26enne Matheus De Oliveira Morando, che ha confessato, la 22enne Nicole Formichetti e il coetaneo Keith Butig. Secondo il racconto del reo confesso, tutto sarebbe cominciato il 20 settembre a casa di una professoressa, con un carosello di crack, funghi allucinogeni, Lsd, cannabis, droga sintetica e superalcolici. Al risveglio, la contestazione di un presunto furto di 50 euro, la lite, le botte. Poi la vittima che cade e muore. Infine la decisione più macabra: fare a pezzi il cadavere e nasconderlo in sacchi neri dell’immondizia e in secchi riempiti di cemento.

Fabio Colapietro

La storia di Pamela Mastropietro

Un innesco quasi identico si ritrova nel delitto che nel 2018 sconvolse Macerata. Pamela Mastropietro, appena 18 anni e una fragile storia di dipendenza, il 29 gennaio scappa dalla comunità in cui era in cura. Il giorno dopo compra una dose di eroina e finisce nelle mani del nigeriano Innocent Oseghale, che la violenta, la uccide e ne seziona il corpo, nascondendo i resti in due trolley abbandonati nelle campagne. Per lui l’ergastolo, confermato in via definitiva dalla Cassazione nel gennaio 2025.

Pamela Mastropietro

Il caso Varani, diventato anche un film

Roma, marzo 2016. Luca Varani, 23 anni, viene attirato con la promessa di cento euro in un appartamento dove Marco Prato e Manuel Foffo avevano organizzato l’ennesimo festino di alcol e droga. Stavolta, però, i due volevano provare “che effetto avrebbe fatto uccidere una persona”. Lo stordirono e lo massacrarono con coltello e martello: quasi cento colpi, corde vocali recise, denti spezzati, dita rotte. Luca morì dopo atroci sofferenze. Foffo è stato condannato a 30 anni, Prato si è tolto la vita in cella prima del processo.

Marta Di Nardo, l’ombra del disagio

L’ultimo caso arriva da Milano. Marta Di Nardo, 60 anni, viveva di stenti in una palazzina popolare del quartiere Acquabella, segnata dalla ludopatia e seguita dai servizi sociali. A ucciderla, nell’ottobre 2023, è stato il vicino Domenico Livrieri, per impossessarsi dei suoi pochi averi. Il corpo, sezionato, venne occultato per diciassette giorni in un’intercapedine sopra la cucina. Un dettaglio agghiacciante: l’uomo avrebbe dovuto trovarsi in una Rems, ma non c’era posto.

Domenico Livrieri e, nel riquadro, la sua vittima, Marta Di Nardo

Quattro storie lontane per tempo e luogo, ma unite dallo stesso copione: sostanze, disagio, una violenza cieca e il tentativo disperato di cancellare le tracce smembrando la vittima. Un incubo che, di cronaca in cronaca, continua a ripetersi.