Un nuovo studio basato sul razionamento del secondo dopoguerra dimostra gli effetti a lungo termine dell’alimentazione infantile sulla salute mentale e sul cervello.
Una nuova ricerca dell’Università del Surrey ha evidenziato la relazione tra l’assunzione di zuccheri nei primi 1.000 giorni di vita e la comparsa dell’ansia in età adulta.
Si tratta di un’indagine sul campo unica nel suo genere, pubblicata su Translational Psychiatry. È infatti un esperimento naturale condotto in un arco temporale molto lungo, basato sul razionamento dello zucchero messo in atto tra il 1951 e il 1956, durante il regno di Elisabetta II e nel secondo dopoguerra.
I soggetti interessati hanno vissuto gli effetti a lungo termine di un diverso consumo di alimenti dolci, diventando così un campione particolarmente utile per verificare l’incidenza dello zucchero sui disturbi d’ansia che si possono sviluppare in età adulta.
I primi 1.000 giorni di vita – dal concepimento fino ai due anni di età – rappresentano una fase cruciale per lo sviluppo del cervello. Per questo motivo si ritiene che gli zuccheri possano influenzare i meccanismi coinvolti nella regolazione dell’umore, nei quali rientrano anche neurotrasmettitori chiave come la serotonina.
Dai dati sanitari raccolti nei decenni successivi alla nascita dei partecipanti sono emerse anche differenze nel volume di diverse aree della materia grigia, osservate attraverso risonanze magnetiche a cui i partecipanti si sono sottoposti nel tempo. Un’esposizione ridotta agli zuccheri è stata associato a strutture volumetriche differenti rispetto a chi non ha vissuto il periodo di razionamento, oltre a variazioni significative nell’elaborazione delle emozioni e nelle funzioni cognitive.
È emerso inoltre che il rischio di sviluppare disturbi d’ansia, in presenza di un consumo ridotto di zuccheri nella prima infanzia, si riduce di circa il 33%. Il legame è risultato evidente anche al netto di altri fattori potenzialmente influenti, come le caratteristiche demografiche, gli stili di vita e le condizioni di salute generale. I ricercatori hanno infatti osservato che i disturbi d’ansia tendevano a comparire con più facilità nei soggetti non esposti al razionamento.
Per quanto riguarda la depressione, lo studio ha mostrato una prima correlazione tra la minore esposizione agli zuccheri e una ridotta probabilità di manifestare il disturbo in età adulta. Infine, la ricerca ha evidenziato nei soggetti esposti al razionamento una minore preferenza per i cibi dolci nell’arco della vita, a conferma del ruolo fondamentale che le abitudini alimentari della prima infanzia giocano sui comportamenti da adulti.



