Bisogna intervenire subito per limitarne le conseguenze ma alcuni Paesi europei fanno orecchie da mercante. Spagna e Italia resistono bene al caldo torrido.
In Europa l’ondata di caldo sta provocando una serie di danni tra cui: anticicloni subtropicali, umidità elevate, scarsa ventilazione e siccità. Questi effetti sono amplificati dal cambiamento climatico.
Ma ci sono anche delle gravi perdite economiche pari a 180 miliardi di euro. Il libero mercato, tanto decantato dalla stampa mainstream, non è la panacea, come sostenuto dai i suoi laudatori, per cui le libere forze economiche portano all’equilibrio del sistema. Ma anche danni.
Qualsiasi manuale di economia definisce libero mercato quel sistema in cui i prezzi dei beni e dei servizi si definiscono liberamente attraverso l’accordo tra chi compra (domanda) e chi vende (offerta), senza che lo Stato o altre autorità impongano prezzi, quantità o blocchi. Che cosa c’entra il libero mercato col cambiamento climatico?
C’entra eccome perché come sostenuto da molti economisti la crisi climatica è il più grande “fallimento del mercato” della storia, perché il sistema economico tradizionale non ha calcolato i costi reali dell’inquinamento.
Un’analisi curata da Triodos Bank, una banca olandese pioniera della finanza etica e sostenibile (quasi un osssimoro), il cui obiettivo è utilizzare il denaro per generare un cambiamento positivo a livello sociale, ambientale e culturale, ha evidenziato che gli effetti nefasti del caldo torrido produrranno un costo pari all’1% del PIL, ossia 180 miliardi di euro entro quest’anno. Altro che crescita infinita dovuto alle libere forze produttive!
Nello specifico la crisi dei raccolti agricoli, oltre a produrre aumento dei prezzi, peserà lo 0,15%. Nel settore energetico la cifra oscillerà tra lo 0,12% e lo 0,15%, la stessa cifra che peserà sul sistema dei trasporti. Secondo i ricercatori l’influsso più prepotente sarà esercitato sulla produttività del lavoro, che calerà fortemente con temperature oltre i 30°, soprattutto per chi lavora all’aria aperta o espleta mansioni con forte impegno fisico.

Ma il caldo peggiora anche il lavoro d’ufficio, in quanto, malgrado l’aria condizionata, si dorme meno e diminuisce il livello d’attenzione. E’ stata stimato un calo di quasi il 3% della produzione per ogni ora di lavoro a 30°, con un’afa continuata. Lo studio ha analizzato l’economia di ogni Paese tenendo conto della quota di produzione nei comparti sensibili al caldo, il tempo impiegato per andare da casa al lavoro e viceversa, presenza dell’aria condizionata e i giorni di caldo registrati.
La Francia è il Paese che più attrae (si fa per dire) il caldo torrido. La perdita sarà, più o meno, dell’1,4% con conseguente contrazione dell’economia. Spagna e Italia, pur essendo molto vulnerabili, hanno mostrato una buona acclimatazione al calore, che ne ha attenuato l’impatto. Nell’analisi dei calcoli è assente il costo umano.
Pare che nell’ondata fenomenale di calore del mese di giugno, siano passati a miglior vita circa 20.400 cittadini in Francia, Germania, Spagna e Italia, il cui costo economico oscilla tra 1,5 a 7 miliardi di euro. Gli incendi boschivi sono stati tanto numerosi da infrangere ogni record. La scomparsa delle funzioni ecologiche di questi sistemi forestali avrebbe un costo che varia dai 100 milioni a 4,6 miliardi di euro.
Se non si interviene in maniera sistemica, iniziando con interventi più efficaci sulle emissioni, le capacità di acclimatazione possono solo attenuare il fenomeno, ma non rimuoverlo. Per l’ennesima volta le istituzioni voltano il capo dall’altra parte, assistendo inerti allo sfacelo, dimenticando che anche loro non sono eterne.