“Lo Stato vince sempre”: stangata da 325 anni alla mafia dei pascoli

Arrivata la sentenza del maxi-processo Nebrodi II: 45 condanne su 54 imputati per le truffe milionarie sui fondi agricoli europei. In aula Giuseppe Antoci, scampato all’agguato del 2016.

Messina – Trecentoventicinque anni di carcere per 45 condannati su 54 imputati. È il verdetto con cui il Tribunale di Patti ha chiuso il maxi-processo Nebrodi II, infliggendo un nuovo e durissimo colpo al sistema criminale che per anni ha prosciugato i fondi europei per l’agricoltura a scapito dei produttori onesti. Una sentenza che conferma l’imponente impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Messina e l’efficacia del lavoro svolto sul campo da polizia di Stato, carabinieri e guardia di finanza.

Il dispositivo mette un punto fermo sull’operazione scattata all’alba del 6 febbraio 2024, quando centinaia di uomini delle forze dell’ordine passarono al setaccio i Nebrodi per disarticolare una rete capace di incassare contributi comunitari attraverso minacce, estorsioni e la creazione di 349 titoli Agea “tossici”. Un meccanismo milionario che deviava un fiume di denaro pubblico dalle tasche degli agricoltori a quelle della mafia tortoriciana, interrotto dall’introduzione del “Protocollo Antoci”, lo strumento di legalità recepito nel Codice antimafia nel 2017 che impone i controlli preventivi sulla concessione dei terreni.

A presenziare in aula al momento della lettura del dispositivo c’era proprio Giuseppe Antoci, oggi europarlamentare ed ex presidente del Parco dei Nebrodi, sopravvissuto nel maggio 2016 all’agguato mafioso sventato grazie all’intervento dei poliziotti della sua scorta. Un attentato che le stesse carte giudiziarie collegano direttamente al contrasto contro gli interessi milionari svelati dalle indagini.

L’attentato a Giuseppe Antoci nel 2016.

“Il Tribunale di Patti ha confermato il grande lavoro degli inquirenti e il contesto in cui ci siamo mossi – ha dichiarato a caldo Giuseppe Antoci -. Abbiamo colpito una criminalità ricca, potente e violenta, ed è per questo che quella notte volevano fermarmi: volevano bloccare l’idea di una legge nazionale. Nonostante la consapevolezza che l’odio contro di me crescerà ancora, la felicità di vedere che questo lavoro serva al Paese e alla mia terra è immensa. Hanno costretto me e la mia famiglia a vivere blindati, ma abbiamo resistito a schiena dritta. Ha vinto lo Stato, e lo Stato vince sempre“.

Con questa pronuncia si aggiunge un altro tassello fondamentale al percorso iniziato con il primo maxi-processo Nebrodi-, chiuso definitivamente in Cassazione con 50 condanne. Un segnale di riscatto chiaro e tangibile per le comunità locali, le parti civili costituite e i tanti allevatori dei Nebrodi che per anni hanno subito la morsa della criminalità organizzata.

Nella foto in copertina a sinistra l’europarlamentare Giuseppe Antoci