Dopo 11 anni di convivenza e due figlie, la relazione era finita ma non si sarebbe rassegnato. Avrebbe anche aggredito più volte la donna.
Rimini – Microspie, telecamere e dispositivi Gps nascosti in auto e in casa per controllare di nascosto l’ex compagna. È quanto contestato a un 43enne di Rimini, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e altri reati connessi. I carabinieri di Riccione hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Raffaele Deflorio, su richiesta della Procura e al termine delle indagini coordinate dal Pm Davide Ercolani.
La coppia aveva convissuto per 11 anni e ha due figlie minorenni. Dopo la fine della relazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i contrasti sarebbero inizialmente sorti per la gestione delle bambine, per poi degenerare anche a causa della nuova frequentazione della donna.
L’ex compagna avrebbe raccontato di essere stata vittima di aggressioni fisiche e verbali, tanto da ricorrere in più occasioni alle cure del pronto soccorso.
Dopo aver presentato denuncia, la donna avrebbe inoltre trovato nella propria auto e nell’abitazione alcuni sistemi di sorveglianza telematica che, secondo l’accusa, sarebbero stati installati dall’ex compagno per monitorarne gli spostamenti e le attività.
Tra gli episodi contestati agli indagati c’è anche un’aggressione avvenuta lo scorso luglio. In seguito a un tamponamento, il 43enne avrebbe aperto la portiera dell’auto della ex compagna, l’avrebbe afferrata per i capelli e le avrebbe sbattuto la testa contro la portiera. Per l’uomo sono quindi scattati gli arresti domiciliari, nell’ambito del procedimento penale ancora in corso.