Reati ambientali, amministrazione giudiziaria per un consorzio con 2.500 aziende

La misura riguarda una realtà attiva nel recupero degli imballaggi in plastica, con 7.534 Comuni convenzionati e un volume d’affari di 945 milioni di euro nel 2025.

Milano – Amministrazione giudiziaria per un consorzio nazionale attivo nel settore del recupero dei rifiuti di imballaggio in plastica e composto da circa 2.500 società consorziate. Il provvedimento è stato eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia di Milano e dal Reparto operativo del Comando carabinieri per la Tutela ambientale e la Sicurezza energetica, sulla base di un decreto del Tribunale di Milano, Sezione Misure di prevenzione, su proposta della Direzione distrettuale antimafia.

La realtà coinvolta conta 7.534 Comuni convenzionati, pari a circa il 95% dei Comuni italiani, e nel 2025 ha dichiarato un volume d’affari di 945 milioni di euro.

La prima applicazione per reati ambientali

Il provvedimento assume particolare rilievo perché rappresenta, secondo quanto riferito dagli investigatori, la prima applicazione dell’amministrazione giudiziaria prevista dall’articolo 34 del Codice antimafia fondata su delitti contro l’ambiente. La possibilità è stata introdotta con il decreto-legge 116 dell’8 agosto 2025, il cosiddetto “Decreto Terra dei fuochi”, che ha inserito i reati ambientali tra quelli che possono giustificare l’adozione della misura.

Alla base dell’intervento ci sarebbe una ritenuta agevolazione colposa nei confronti di una società consorziata, già sottoposta a procedimento penale per gravi illeciti nella gestione dei rifiuti plastici. Le presunte carenze dei responsabili del consorzio sarebbero emerse nel corso delle indagini condotte dal 2023 al 2025 dai carabinieri per la Tutela ambientale, su delega della Procura di Milano.

Le contestazioni sulla gestione dei rifiuti

I successivi accertamenti economico-patrimoniali, affidati dalla Procura al Centro operativo Dia di Milano, avrebbero confermato criticità nella gestione dei rifiuti plastici all’interno degli impianti della società consorziata.

Secondo la ricostruzione investigativa, i responsabili del consorzio avrebbero omesso di adottare controlli effettivi e adeguati per prevenire il rischio di una gestione illecita dei rifiuti. Le condotte contestate sarebbero risultate non conformi sia agli ordinari criteri di prudenza e corretta gestione aziendale sia agli obblighi previsti dalla normativa ambientale.

Una valutazione che, secondo gli investigatori, assume particolare rilievo considerando la dimensione e la qualificazione professionale del consorzio, oltre al ruolo svolto dalla rete di centri di stoccaggio e selezione dei rifiuti, chiamata a garantire standard di sicurezza ambientale su scala nazionale.

Un anno di amministrazione giudiziaria

Il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per una durata iniziale di un anno, nominando un amministratore giudiziario con poteri di controllo sull’attività d’impresa secondo quanto previsto dal provvedimento.

La misura ha l’obiettivo di intervenire sull’organizzazione e sulla gestione del consorzio, rimuovendo le criticità individuate e rafforzando i sistemi di controllo. Si tratta, in sostanza, di un tutoraggio giudiziario finalizzato a evitare che l’attività del consorzio possa continuare ad agevolare soggetti economici coinvolti in condotte illecite nel settore ambientale.