La denuncia dell’attivista Luciano Manna di VeraLeaks, foto alla mano, proprio mentre i giudici di Milano fermavano l’area a caldo. Allertate Arpa Puglia e Guardia costiera.
Taranto – C’è un’immagine che pesa come un macigno sulla città dei due mari: una schiuma densa e giallastra che ribolle da un tombino, scivola nei canali e punta dritta verso il Mar Grande. È lo scatto che l’attivista Luciano Manna, volto di VeraLeaks, ha immortalato l’11 settembre nell’area dell’ex Ilva di Taranto, a pochi passi dall’altoforno 2. E la beffa è tutta nel tempismo: quella sostanza sospetta è comparsa proprio mentre, a centinaia di chilometri di distanza, i giudici della Corte d’Appello di Milano firmavano lo stop dell’area a caldo dello stabilimento.
Foto alla mano, Manna ha documentato la fuoriuscita di materiale schiumoso e giallastro da un tombino situato sotto l’impianto dell’altoforno 2. Un dettaglio che l’attivista non ha tenuto per sé: ha subito allertato Arpa Puglia e la Guardia costiera, chiamate a stabilire la natura di quella sostanza e le eventuali conseguenze per l’ambiente. Perché la schiuma, denuncia, non si è fermata lì.
“Ho allertato Arpa Puglia e la Guardia costiera per comprendere la natura del materiale che è finito nei canali asserviti agli impianti e che al termine del loro corso sfociano nel Mar Grande“, è l’accusa affidata da Manna alla sua segnalazione. Per l’attivista non ci sono margini di dubbio: gli impianti dell’ex Ilva “continuano a inquinare l’ambiente“.
A rendere il quadro ancora più clamoroso è la coincidenza temporale. Pochi minuti prima che venisse scattata quella foto, l’11 settembre, la Corte d’Appello di Milano aveva confermato il blocco dell’area a caldo dello stabilimento, che dovrà essere spento entro il 28 ottobre. I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia ed ex Ilva, ribadendo un principio netto: nel conflitto tra impresa e cittadini, il diritto alla salute prevale sull’attività d’impresa.

Non è un particolare da poco. L’altoforno 2 da cui sarebbe uscita la schiuma è oggi l’unico ancora in funzione dei tre presenti nel siderurgico, con l’1 e il 4 fermi in manutenzione. Proprio quell’impianto, cuore residuo della produzione, è finito nel mirino della denuncia ambientale.
Sullo sfondo resta una città spaccata. Da un lato l’esultanza degli attivisti – “i bambini di Taranto hanno vinto”, il grido dei Genitori Tarantini –, dall’altro la paura di migliaia di famiglie dell’indotto, con oltre 2.500 licenziamenti tornati sul tavolo. Il governo, con la premier Giorgia Meloni che parla del “dossier su cui spendiamo più ore”, ha convocato un nuovo confronto a Palazzo Chigi. Ma tra i tombini e il mare, per Manna, l’emergenza è già qui.