Morte di Danilo Cancedda, la Gip respinge l’archiviazione

Il caso della guardia giurata trovata senza vita a Santa Gilla resta aperto per altri sei mesi, dopo l’opposizione della famiglia all’ipotesi del suicidio.

Cagliari – Non si chiude il caso della morte di Danilo Cancedda, la guardia giurata di 40 anni trovata senza vita il 13 febbraio 2025 nella zona di Santa Gilla, nei pressi del centro commerciale. La giudice per le indagini preliminari Claudia Sechi ha respinto la richiesta di archiviazione presentata con l’ipotesi di suicidio, disponendo la prosecuzione delle indagini per ulteriori sei mesi.

Cancedda era originario di Cagliari e lavorava come guardia giurata alle dipendenze della Coopservice, con un incarico stabile presso il centro commerciale Le Vele. La sua vita, secondo quanto raccontato più volte dai familiari, attraversava in quel periodo una fase serena: l’uomo si stava infatti preparando al matrimonio e coltivava progetti concreti per il futuro insieme alla propria compagna. Proprio il giorno della sua scomparsa coincideva, secondo quanto riportato dai congiunti, con il compleanno della figlia, una circostanza che per la famiglia rende ancora più difficile credere alla tesi del gesto volontario.

Nelle ore precedenti alla morte, Cancedda aveva fatto un breve passaggio a casa, salutando la madre prima di allontanarsi a bordo della propria Fiat Punto, poi ritrovata non lontano dal punto in cui è stato individuato il corpo, tra le sterpaglie che costeggiano la laguna. Aveva inoltre inviato alla fidanzata due messaggi vocali in cui le comunicava che l’avrebbe raggiunta di lì a poco. Il corpo è stato poi rinvenuto impiccato a un albero, in una posizione che secondo i familiari presenterebbe caratteristiche incompatibili con un suicidio.

A insospettire ulteriormente i parenti sono emersi, nel corso dei mesi successivi, altri elementi: un’impronta di scarpa individuata sul retro dei pantaloni indossati dalla vittima, che secondo la famiglia farebbe pensare a una spinta subita prima della caduta, la sparizione della giacca dell’uomo, mai più ritrovata, e una conversazione WhatsApp con un numero sconosciuto, caratterizzata da messaggi a scomparsa automatica dopo ventiquattr’ore, risalente proprio al giorno del decesso. Quel numero, pur risultando ancora attivo, non avrebbe mai più risposto alle chiamate dei familiari.

I pantaloni che Danilo indossava quando è stato trovato morto

Sulla base di questi elementi, la Procura di Cagliari aveva avviato un fascicolo per istigazione al suicidio, ipotesi che gli inquirenti hanno continuato a valutare insieme ad altre piste, comprese quelle sostenute con forza dalla famiglia, secondo cui Cancedda sarebbe invece stato ucciso da persone che conosceva. Proprio l’opposizione dei familiari alla richiesta di archiviazione ha portato la Gip a disporre la riapertura delle indagini.

La mamma di Danilo Cancedda

Nelle prossime ore prenderanno il via, nei laboratori della Polizia Scientifica, gli accertamenti irripetibili disposti sui reperti raccolti sulla scena: due taglierine e la cintura di sicurezza dell’auto, trovata stretta attorno al collo dell’uomo. Gli esperti analizzeranno inoltre le tracce biologiche rinvenute all’interno della Fiat Punto della vittima, in particolare sulla maniglia dello sportello, sul volante e sulla leva del cambio, elementi che potrebbero fornire indicazioni decisive sulla effettiva dinamica della morte.