Protesta contro la scarcerazione del commesso accusato di abusi su una 13enne

La Gip ha disposto per l’indagato l’obbligo di firma dopo appena 48 ore di carcere, scatenando la reazione di attivisti e cittadini.

Torino – “Ma stiamo ragionando?” È la domanda retorica con cui Roberto Mirabile, presidente nazionale dell’associazione anti-pedofilia “La caramella buona”, ha commentato la vicenda del commesso 42enne accusato di violenza sessuale su una tredicenne in un minimarket di Madonna di Campagna. Per denunciare la leggerezza con cui, a suo avviso, si affronta il tema quando l’alcol viene chiamato in causa come attenuante, Mirabile si è presentato al presidio con delle bottiglie di superalcolico, gesto polemico rivolto proprio alla linea difensiva dell’indagato, che aveva parlato di due tequila bevute e di un errore commesso sotto effetto dell’alcol.

Il presidio, che ha riunito una quindicina di persone davanti al tribunale di Torino, è nato in risposta alla decisione della Gip di sostituire la custodia in carcere con l’obbligo di firma, misura arrivata dopo appena due giorni di detenzione.

I fatti risalgono al 28 agosto scorso. Le immagini delle telecamere del minimarket avrebbero documentato in modo chiaro la dinamica dell’aggressione, ma il Gip ha comunque scelto di non convalidare il fermo, motivando la decisione con l’assenza di precedenti penali dell’indagato, il suo atteggiamento collaborativo e il pentimento mostrato, oltre al trauma vissuto durante le 48 ore di detenzione, la sua prima esperienza in carcere. L’uomo si sarebbe giustificato dicendo di aver bevuto due tequila prima dei fatti.

Tra i cartelli esposti dai manifestanti nello spazio antistante il tribunale, spiccavano scritte come “La violenza non si giustifica” e “E se da libero lo rifà”, oltre a un messaggio dal tono sarcastico – “Tequila, abuso e chiedo scusa” – costruito proprio sulle parole usate dall’indagato per giustificarsi.