Un’inchiesta travolge la struttura penitenziaria dopo i racconti shock dei giovani detenuti. Il Gip dispone le prime misure cautelari.
Roma – C’è un’aria pesante, irrespirabile, tra le mura del carcere minorile di Casal del Marmo. Una storia da far accapponare la pelle: dodici giovanissimi reclusi, tutti stranieri e per lo più egiziani, sarebbero finiti nella morsa di tre Agenti della penitenziaria che ora si ritrovano con le mani legate, sospesi dal servizio per un anno. Il Giudice indagini preliminari ha fatto scattare le sanzioni a metà agosto, mettendo un primo punto fermo dopo aver raccolto i racconti da incubo dei ragazzi.
A incastrare i secondini c’è un quadro probatorio che pesa come un macigno. Le carte parlano chiaro: referti dell’infermeria che non lasciano spazio all’immaginazione, fotogrammi delle telecamere a circuito chiuso e soprattutto le parole disperate delle vittime, poco più che bambini o al massimo diciannovenni. Come ricostruito da La Repubblica, tra quelle celle andava in onda un vero e proprio girone dantesco fatto di pestaggi gratuiti, umiliazioni, insulti e vere e proprie torture. In un episodio finito dritto nei verbali e ripreso da La Repubblica, uno dei ragazzi ha raccontato di essere stato immobilizzato e denudato con la minaccia di essere evirato, fino a subire una ferita da taglio con le forbici prima di essere sommerso da una pioggia di calci e pugni.
Il polverone ora travolge dieci poliziotti in totale, finiti sotto la lente della Procura con accuse che vanno dalle lesioni al falso, fino all’ombra cupa del reato di tortura. La sospensione non è scattata per tutti, ma solo per chi avrebbe potuto continuare a farla fuori dal vaso o inquinare le prove sfruttando il proprio peso nel carcere.
L’istituto romano era già da tempo un osservato speciale. Le crepe nell’istituto erano visibili a tutti, tanto che le segnalazioni fioccavano da mesi. Aveva iniziato il capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile Antonio Sangermano sporgendo ben due denunce, seguito a ruota dalla Garante dei detenuti e dall’associazione Antigone, che già nell’estate del 2025 aveva sollevato il polverone girando in Procura le soffiate ricevute persino da alcuni operatori della struttura. Per il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, trovarsi davanti a un Giudice che certifica la tortura su dei minori richiede ben altro che un semplice schiaffo sul palmo della mano: sospendere qualche agente in attesa dei tempi della giustizia è solo una goccia nel mare di una riforma che non può più aspettare.