Riorganizzazione della chirurgia, il Comitato attacca l’ASL

Il Coordinatore della Società della Salute dell’Amiata, Colline Metallifere e Area Grossetana denuncia la scelta in merito alla redistribuzione degli interventi chirurgici.

Grosseto – “Non è accettabile la modalità con la quale è stata assunta la decisione da parte della ASL Toscana Sud Est rispetto alla delicata riorganizzazione della chirurgia tra i presidi ospedalieri attivi in provincia di Grosseto, come non può essere accettabile venire a conoscenza di informazioni cruciali per la salute e la vita quotidiana della popolazione maremmana ed amiatina attraverso gli organi di informazione” – afferma Luciano Gianluca Calì, Coordinatore del Comitato di Partecipazione della Società della Salute dell’Amiata, Colline Metallifere e Area Grossetana.

Calì conferma la “netta contrarietà” anche nella sua veste di componente del Comitato di Partecipazione Aziendale dell’ASL Toscana Sud Est e del Consiglio dei Cittadini per la Salute della Regione Toscana, presieduto a Firenze dall’assessora Monni.

Ricorda inoltre che, poco dopo la nomina del direttore generale Torre, “durante il nostro primo incontro presso l’Ospedale Misericordia di Grosseto espresse chiaramente la volontà di utilizzare i primi mesi dell’incarico per conoscere meglio il territorio e studiarne le necessità, in modo da poter aprire insieme un proficuo e continuativo canale di confronto. Non possiamo dunque che essere sconcertati da quest’ultima decisione repentina a cui ci opponiamo con fermezza”.

Il Coordinatore sottolinea come il territorio sia già alle prese con carenze di pediatri e medici di medicina generale, oltre a ritardi ormai strutturali nelle liste di attesa. “Non può subire nuovi tagli lineari ai presidi ospedalieri locali, accentrando su Grosseto interventi chirurgici destinati ad aumentare drasticamente il carico su una realtà congestionata, mettendo al contempo seriamente in difficoltà le cittadine e i cittadini dei comuni più distanti dal capoluogo”.

“La sanità di prossimità – conclude Calì – come garantito dal programma di governo della giunta regionale, non rappresenta un costo superfluo o un ramo secco da tagliare a piacimento, ma un diritto democratico essenziale e irrinunciabile da difendere strenuamente nel quadro del Sistema Sanitario Nazionale, che discende dall’articolo 32 della Costituzione e definisce il diritto alla salute come un “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.