Il gruppo ha usato dispositivi di skimming agli sportelli automatici, mentre il denaro veniva reinvestito in immobili e beni di lusso.
Genova – La polizia di Stato ha arrestato, nelle province di Savona e Brescia, tre fratelli cittadini romeni destinatari di mandati di arresto europei emessi dall’Autorità giudiziaria romena. I tre, di 48, 49 e 51 anni, erano stati condannati in via definitiva a pene comprese tra cinque e sette anni di reclusione per gravi reati di criminalità economica e informatica, riciclaggio e reinvestimento dei proventi illeciti.
Secondo le risultanze investigative, i fratelli rivestivano un ruolo di vertice in un’organizzazione criminale attiva tra Stati Uniti, Austria, Italia e Romania. Il gruppo reclutava persone da inviare negli Stati Uniti per installare dispositivi di skimming (ossia apparecchi elettronici illegali, usati dai truffatori per rubare dati delle carte di credito o di debito) sugli sportelli automatici: i dati delle carte bancarie venivano copiati e utilizzati per effettuare prelievi fraudolenti. Il denaro sottratto veniva poi trasferito in Europa, occultato attraverso una rete articolata e reinvestito soprattutto nel settore immobiliare, oltre che in automobili, viaggi e altri beni di lusso.
Le attività sul territorio nazionale sono state coordinate dallo SCO – Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato – e hanno coinvolto le Squadre Mobili di Genova, Savona e Brescia.
Il primo arresto è avvenuto il 22 luglio a Millesimo, in provincia di Savona. Gli investigatori delle Squadre Mobili di Genova e Savona, nel corso delle prolungate e articolate attività di osservazione, hanno individuato l’abitazione nella quale poteva nascondersi uno dei fratelli. L’uomo è stato trovato all’interno di un’intercapedine appositamente ricavata per sottrarsi ai controlli; era in possesso di documenti falsi e di diversi telefoni cellulari.
Le ricerche degli altri due fratelli sono proseguite senza soluzione di continuità. Le indicazioni fornite dagli investigatori romeni, unite agli accertamenti svolti in Italia, hanno consentito di ricostruire la rete di protezione dei latitanti e di circoscrivere progressivamente l’area delle ricerche alla provincia di Brescia.
Accanto agli strumenti tecnici, sono risultate decisive le tradizionali attività di polizia giudiziaria: appostamenti, pedinamenti e servizi di osservazione hanno trasformato le informazioni investigative in riscontri concreti. Il 21 agosto, dopo settimane di ricerche ininterrotte, gli agenti della Squadra Mobile di Brescia hanno individuato a Roè Volciano lo stabile nel quale i due ricercati avevano trovato rifugio. Dopo avere osservato uno dei fratelli uscire per fare la spesa e averne atteso il rientro, gli investigatori sono intervenuti arrestando entrambi.