Il giallo di Sadam, trovato morto nel baule della sua auto

Il 32enne pakistano viveva e lavorava come bracciante nel Foggiano. Gli investigatori cercano di chiarire quando e come sia morto.

Foggia – Sette giorni a perlustrare la zona palmo a palmo, poi la tragica scoperta. Il corpo di Sadam Houssain giaceva lì, chiuso a chiave nel baule della sua stessa macchina, nelle campagne a due passi dal ghetto di Borgo Mezzanone.

È finita nel peggiore dei modi la storia del trentaduenne pakistano inghiottito dal nulla all’inizio di agosto. A rompere il silenzio è stato il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, da subito in prima linea dopo l’allarme lanciato dai connazionali del ragazzo. Per lui non ci sono dubbi: Sadam è finito in una trappola mortale. Resta da capire chi l’abbia mandato all’altro mondo e perché, anche se le condizioni del cadavere — logorato dal caldo e dal tempo — rendono le indagini una bella gatta da pelare. Sarà il medico legale, carte alla mano dopo l’autopsia, a fare luce su una morte che potrebbe risalire al giorno stesso della scomparsa.

Dietro la divisa da bracciante si nascondeva l’odissea di un ragazzo qualunque. Arrivato in Italia con un permesso per protezione speciale dopo mesi di viaggio infernale, Sadam sbarcava il lunario tra i campi del Foggiano. Viveva in mezzo al fango e alla polvere pur di inviare ogni singolo euro a casa e saldare il conto con chi gli aveva pagato il biglietto per l’Europa. Una vita di sacrifici, finita dritta in un vicolo cieco. In quella baraccopoli ha trovato l’inferno in terra, trasformata prima in una gabbia e poi in un buco nero che se l’è inghiottito per sempre.