Il mare restituisce Sebastiano, inghiottito a Ferragosto sotto gli occhi dell’amico

Il 21enne era caduto dal gommone alle Bocche di Portovenere. Il corpo ritrovato dopo cinque giorni, incastrato tra le rocce a pochi metri dalla Grotta Byron.

La Spezia – Ci sono attese che sanno di condanna, giorni sospesi tra la speranza di un miracolo e la certezza silenziosa che quel miracolo non arriverà. È l’incubo che ha stretto per quasi una settimana la famiglia di Sebastiano Piaggi, 21 anni, di Riccò del Golfo, inghiottito dal mare il pomeriggio di Ferragosto e restituito dalle acque solo mercoledì 20 agosto, incastrato tra gli scogli a poche bracciate dal punto in cui era scomparso. Sabato pomeriggio Sebastiano era uscito in gommone con quattro amici per festeggiare, in un mare che sembrava calmo e complice. Poi, davanti al promontorio di San Pietro, la tragedia si è consumata in un istante.

Erano da poco passate le 19 quando il gommone, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si è impennato all’improvviso, forse sollevato dall’onda di un’altra imbarcazione. Sebastiano e un amico sono stati sbalzati in acqua. Il compagno è riemerso quasi subito, issato a bordo dagli altri ragazzi. Di Sebastiano, invece, si sono perse le tracce nel giro di pochi secondi, come se il mare lo avesse afferrato e trascinato via.

L’allarme è scattato immediato. Sono arrivati guardia costiera, vigili del fuoco, marina militare e carabinieri, affiancati da un esercito di volontari che per giorni ha perlustrato scogliere e insenature. Le ricerche si sono spostate verso Levante, seguendo vento e correnti, con l’impiego persino dei sensori di un cacciamine nella zona dell’Isola del Tino. Ma il mare non restituiva nulla.

Intanto la banchina di Portovenere si trasformava in una veglia. Mamma, papà e la sorellina più piccola non si sono mai allontanati, accampati giorno e notte ad aspettare. La madre, rientrata a casa allo stremo, ha affidato ai social un grido che ha gelato tutti: “Dove sei?”. Accanto a loro, la famiglia dell’amico che guidava il gommone.

La speranza si è spenta mercoledì alle 15.25. La motovedetta SAR CP 865 e il battello GC B92 della Guardia Costiera hanno recuperato il corpo a circa 300 metri dalla Grotta Byron, incastrato tra le rocce a poca profondità. La sindaca di Portovenere, Francesca Sturlese, che aveva seguito le ricerche in prima persona pregando fino all’ultimo, è scoppiata in lacrime. Anche il comandante della Capitaneria, Alessio Morelli, faticava a trovare le parole: “Il corpo ritrovato è compatibile con quello di Sebastiano”.

Sul dramma indaga la Procura. L’unico indagato è il 21enne alla guida del gommone, accusato di omicidio nautico, un atto dovuto per consentire tutti gli accertamenti. Gli esami hanno però già escluso responsabilità pesanti: l’alcoltest è risultato negativo per tutti i giovani a bordo, non ci sono segni di collisione con altre barche né urti contro le eliche, e il mezzo – regolarmente noleggiato e in ordine con manutenzione e sicurezza – è stato dissequestrato. L’ipotesi più accreditata resta quella di un trauma da impatto violento con l’acqua o con lo scafo: Sebastiano avrebbe perso i sensi subito, senza mai riemergere. Sarà l’autopsia a fissare le cause della morte.

La Capitaneria ha lanciato un ultimo appello: chiunque abbia assistito alla caduta è pregato di farsi avanti, perché ricostruire la dinamica è ora la sfida decisiva delle indagini. Ma per una famiglia distrutta le domande dei magistrati vengono dopo. Adesso è solo il tempo del dolore, di un ragazzo di 21 anni che il mare ha tenuto prigioniero fino all’ultimo, prima di sciogliere quell’abbraccio fatale.