Il Comune di Spotorno ha deciso di portare gli accessi gratuiti dal 3,5 al 40% del litorale, scatenando le proteste dei balneari.
Spotorno – D’estate, per molte famiglie italiane, il mare è diventato un lusso da centellinare: un ombrellone e due lettini possono costare anche 30 o 40 euro al giorno, una cifra che chi vive con uno stipendio modesto o con la sola pensione non può permettersi se non per qualche rara occasione. È in questo scenario che si inserisce la scelta del Comune di Spotorno, in provincia di Savona, di rivedere il Pud, il piano di utilizzo del demanio marittimo, portando la quota di spiagge libere e libere attrezzate dal 3,5 al 40% del litorale comunale. Una decisione che il sindaco Mattia Fiorini, esponente civico di centrosinistra, ha definito necessaria per restituire ai cittadini un diritto che negli anni si è progressivamente ristretto, schiacciato dalla proliferazione degli stabilimenti privati.
La misura non nasce da un capriccio amministrativo: la soglia del 40% è quella fissata dalla normativa regionale ligure, in linea con la direttiva europea sulla concorrenza e con la legge nazionale approvata sotto il governo Draghi, pensate proprio per riequilibrare un settore in cui le concessioni balneari sono rimaste per decenni nelle stesse mani senza alcuna gara pubblica. Per chi difende l’ampliamento degli accessi gratuiti, il punto è semplice: il mare è un bene pubblico, non un privilegio riservato a chi può pagare un abbonamento stagionale, e ogni metro di costa sottratto alla fruizione libera è un pezzo di diritto negato a chi un ombrellone in spiaggia non può permetterselo.
Non tutti, però, hanno accolto la novità con favore. Il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, esponente della Lega, si è recato personalmente ai bagni Torino di Spotorno per firmare la petizione promossa contro il nuovo Pud, spiegando sui social di non essere convinto dal piano del sindaco. Il gesto, pensato forse come una presa di posizione a favore della categoria dei balneari, si è però ritorto contro di lui: sotto il post sono arrivati centinaia di commenti critici, molti dei quali firmati anche da suoi elettori, che gli hanno fatto notare come un ampliamento delle spiagge libere sia una misura di giustizia sociale prima ancora che una questione di normativa europea. Diversi utenti hanno osservato che un rappresentante delle istituzioni dovrebbe occuparsi di garantire l’accesso al mare per tutti, non sottoscrivere una petizione come un cittadino qualunque, mentre altri hanno ricordato che il settore balneare ha goduto per anni di concessioni rinnovate senza mai passare da un bando pubblico. Di fronte alla valanga di reazioni, lo stesso Centinaio è stato costretto a intervenire per difendersi, sostenendo di aver semplicemente espresso un’opinione personale.
Il sindaco Fiorini, dal canto suo, ha risposto con fermezza, osservando che l’opinione pubblica, la direttiva europea, la legge nazionale sulla concorrenza e la normativa regionale ligure convergono tutte sulla stessa direzione, e che sarebbe proprio il governo, sia a livello nazionale che regionale, a dover tradurre in pratica quell’equilibrio tra libera impresa e diritti collettivi che a parole tutti dicono di voler difendere. Al primo cittadino è arrivata la solidarietà del Partito Democratico ligure, con il consigliere regionale Simone D’Angelo che ha sottolineato come Spotorno, partita da appena il 3,5% di litorale libero, punti oggi a un obiettivo che non è affatto una guerra contro i balneari, ma un tentativo di restituire equilibrio a un settore troppo a lungo sbilanciato a favore di pochi.
Al netto delle polemiche politiche, resta un dato di fatto: più spiagge libere e libere attrezzate significano più mare accessibile per chi un euro in tasca, in certi momenti, semplicemente non ce l’ha. E in un Paese dove il costo della vita cresce più velocemente degli stipendi, difendere quel poco di litorale ancora gratuito non è una battaglia ideologica, ma una questione di dignità.