L’ex pentastellato è tornato a scrivere sul suo blog dopo mesi di oblio, affrontando temi come intelligenza artificiale, dati personali e crisi della rappresentanza democratica.
Beppe Grillo è tornato a far sentire la sua voce sui temi politici con un lungo intervento pubblicato sul suo blog, nel quale ha affrontato il nodo della partecipazione democratica nell’era digitale. Secondo il fondatore del Movimento 5 Stelle, la rete offre oggi la possibilità a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure la politica continua a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, finiscono per rispondere ai partiti, alle correnti e infine alla propria sopravvivenza.
Per Grillo la tecnologia potrebbe consentire una partecipazione continua dei cittadini alle scelte pubbliche, non tanto per eliminare la rappresentanza quanto per limitarne il potere, evitando che la delega elettorale si trasformi in una sorta di cambiale in bianco valida per cinque anni.
Il ragionamento si allarga poi al tema dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sul lavoro. Grillo si è chiesto chi beneficerà della ricchezza prodotta se una parte crescente delle attività verrà svolta da macchine e algoritmi, ipotizzando uno scenario in cui pochi proprietari della tecnologia si troverebbero a fronteggiare milioni di persone ridotte a un abbonamento mensile alla sopravvivenza. Da qui l’invito a chi guadagna dall’automazione a farsi carico del finanziamento di un reddito universale, così da evitare quella che ha definito una privatizzazione del futuro. Il fondatore del Movimento ha esteso la riflessione anche alla sanità, sostenendo che l’intelligenza artificiale cambierà diagnostica, assistenza e ricerca, ma ha posto l’accento sulla necessità di stabilire chi controllerà questi strumenti e chi deciderà le priorità, evitando che la tecnologia finisca per selezionare i pazienti più convenienti anziché curare tutti.
Strettamente legato a questo scenario è, per Grillo, il tema della sorveglianza dei dati personali: viviamo, ha scritto, in un sistema in cui aziende private conoscono i comportamenti dei cittadini meglio dei loro stessi familiari, sapendo dove si trovano, cosa acquistano e persino quando cambieranno idea, mentre lo Stato fatica spesso a fornire informazioni di base come gli orari di un autobus. Da qui la richiesta di restituire ai cittadini il controllo sui propri dati, anche in funzione di una maggiore sicurezza collettiva e di servizi pubblici più efficienti.
È su questo sfondo che si inserisce l’affondo di Grillo contro il Movimento 5 Stelle, di cui è stato cofondatore e garante fino alla rottura che ne ha segnato l’uscita di scena. Il fondatore ha accusato il Movimento di aver perso la propria identità e la propria diversità originaria, sostenendo che il progetto nato per ascoltare i cittadini abbia finito per ascoltare i sondaggi, e che l’attenzione al futuro sia stata sostituita da quella per le poltrone.
“Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse”, ha scritto, ricordando come i temi che avevano dato vita al Movimento, dal reddito di cittadinanza al limite dei due mandati, dalla democrazia diretta alla transizione ecologica, siano diventati, a suo dire, slogan buoni per i convegni e dimenticati subito dopo.
Chiudendo la riflessione, Grillo ha collegato la crisi della rappresentanza a quella più generale del modello occidentale, sostenendo che il sistema sia oggi eroso dall’interno e messo sotto pressione dall’esterno, e citando come sintomo anche il disagio legato a flussi migratori lasciati senza governo e senza integrazione. Per il fondatore del Movimento, difendere il modello occidentale significa prima di tutto renderlo credibile tornando ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li spinga verso soluzioni autoritarie: quando la democrazia smette di rispondere, ha avvertito, c’è sempre qualcuno pronto a promettere di farlo al suo posto, che si tratti di un uomo in divisa o di chi controlla un algoritmo.