Giovani di oggi come clochard?

I numeri parlano chiaro: la povertà aleggia fra i giovani ed il futuro è sempre più incerto. In Italia la situazione è stazionaria ma la cosa non rallegra affatto.

Un avverso destino sembra accomunare i giovani italiani ed europei, ossia di essere “poveri cristi”. Vale a dire, letteralmente, persone che dispongono di scarse o nulle disponibilità economiche e di beni materiali per poter provvedere ai loro bisogni primari. Significa quindi essere indigente o in stato di miseria, come conferma l’etimo con l’espressione “che procaccia scarse risorse”.

L’anno scorso, secondo i dati diffusi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea (UE), il tasso di povertà dei giovani europei tra i 15 e 29 anni è stato costante, pari al 5,8%. Questa misura indica la carenza imposta dalle condizioni materiali di beni, servizi, attività sociali che connotano una vita “normale”. Tuttavia la percentuale di povertà non è uguale dappertutto, in alcuni Paesi è cresciuta, in altri calata rispetto agli anni precedenti.

Nell’analisi di Eurostat sulle condizioni economiche del continente è balzato agli occhi che il 24,2% dei giovani sotto i 18 annie tra i 15 e i 29 anni nell’UE risultano a rischio di indigenza o esclusione sociale. Questo indicatore include povertà reddituale, grave deprivazione materiale e sociale e la vita in famiglie a bassissima intensità di lavoro.

In dettaglio: il 24,2% della fascia d’età esaminata si trova in una condizione rischiosa di povertà generale; la media del tasso di deprivazione materiale è del 5,8% con punte del 17,2 in Bulgaria e del 14,7 in Romania; i minori sotto i 18 anni presentano, mediamente, un tasso di povertà del 24,2%, un dato fortemente influenzato dal livello di istruzione dei genitori.

I giovani sono sempre più poveri, che futuro gli si prospetta?

Secondo gli esperti le cause scatenanti di questa marginalità economica e sociale vanno ricercate nel percorso di transizione verso l’età adulta, la precarietà lavorativa e vivere in nuclei familiari con figli a carico (tasso di povertà al 22,1%). Si è riproposto, per l’ennesima volta, il dualismo Nord-Sud. Da una parte i Paesi dell’Europa mediterranea e dell’Est manifestano livelli di disagio sociale molto alti, dall’altra quelli mitteleuropei e del Nord riscontrano un tasso di povertà molto basso, anche inferiore al 3%.

L’aspetto più allarmante è che la deprivazione sociale preferisce la carne fresca, i giovani. Infatti il loro rischio di povertà è maggiore del 3,3% rispetto a quello della popolazione nel suo complesso. Il Belpaese, come al solito, si barcamena in una posizione stazionaria, né di qua né di là. Si discosta, infatti, sia dai Paesi in condizioni peggiori, sia da quelli che manifestano situazioni eccellenti.

In realtà il livello di povertà nazionale tra i giovani è di circa 1 punto in più di quella europea, rispettivamente 25,1% e 24,2%. Inoltre, come nel caso europeo, il rischio di povertà giovanile è superiore a quello della totalità della popolazione del 2,5%. Nell’ambito delle scienze sociali è tutto relativo e il confronto dei dati è molto ampio. In rapporto, infatti, ad un decennio fa è come stare in una botte di ferro, giacché il tasso di povertà era del 33,3%, pari all’ 8,25 maggiore di quello più recente.

Non si sa se questa notizia meriti una grande cerimonia con squilli di tromba, suoni di fanfare e rulli di tamburi per festeggiare il clamoroso evento. Oppure, molto più prosaicamente, si è passati dallo stare nel precipizio sul suo orlo. Ma è un attimo è si rischia di sprofondare. Magra consolazione.