Gasolio alle stelle, i trasportatori siciliani minacciano: “Fermiamo i porti”

L’allarme del Comitato: “Senza risposte del governo entro settembre, nuovo stop dopo quello di aprile”. Sul piede di guerra anche gli agricoltori.

Palermo – Quaranta centesimi in più al litro in una sola settimana, il gasolio schizzato a 2,40 euro: è la stangata che rischia di paralizzare di nuovo i porti della Sicilia. A lanciare l’allarme è Salvatore Bella, segretario dell’Associazione italiana trasporti e portavoce del Comitato autotrasportatori siciliani, che non usa giri di parole: se il governo non darà risposte concrete entro settembre, la categoria tornerà a incrociare le braccia bloccando le attività negli scali dell’isola. Una minaccia tutt’altro che a vuoto, dopo il fermo di cinque giorni già andato in scena ad aprile, quando l’adesione sfiorò il 90% e le merci restarono ferme sulle navi.

A pesare come un macigno è l’ultimo balzo del prezzo del carburante, che secondo Bella si traduce in 400 euro in più ogni mille litri di gasolio acquistati dalle aziende. Un salasso che nasce lontano, dalle tensioni internazionali ancora aperte e dalle trattative sullo stretto di Hormuz, ma che arriva dritto nelle tasche delle imprese siciliane.

Il segretario chiede al governo nazionale di prorogare il credito d’imposta oggi previsto da marzo a giugno 2026, estendendolo da luglio a settembre e aggiungendo altri 300 milioni al fondo iniziale. Al governo regionale, invece, l’appello è a fare in fretta e pubblicare il decreto attuativo della legge sul caro gasolio.

Ma il conto che Bella presenta alle istituzioni è più lungo. Dopo il fermo di aprile erano stati presi impegni rimasti sulla carta: aumentare i fondi del Sea Modal Shift – la misura che aiuta le imprese del trasporto marittimo ad abbassare il prezzo dei biglietti pagato dagli autotrasportatori – e trovare una soluzione all’Ets 2, la nuova tassa sulle emissioni in arrivo dal 2028. I trasportatori chiedono di sapere che fine facciano i soldi già versati e che vengano girati proprio al Sea Modal Shift. Due nodi vecchi, mai sciolti, che ora si sommano alla mazzata del carburante.

A far coro con i camionisti ci sono i campi. Per Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, lo sconto sul gasolio deciso dal governo – 17 centesimi tra accise e Iva fino al 6 agosto – insieme al credito d’imposta per l’agricoltura, è “un intervento necessario ma insufficiente. Tiso chiede una strategia di lungo periodo che riduca la dipendenza dalle crisi geopolitiche: “Senza interventi strutturali, il rischio è di continuare a rincorrere le emergenze senza risolvere i problemi”.