All’età di 4 anni aveva contratto l’infezione da Escherichia coli, che gli aveva provocato la sindrome emolitico-uremica.
Trento – Tutto era iniziato il 5 giugno 2017, quando Mattia Maestri, allora quattro anni, aveva mangiato una porzione di formaggio a latte crudo Due Laghi, prodotto dal caseificio sociale di Coredo, in Val di Non. Il prodotto risultò contaminato da escherichia coli e il bambino sviluppò la sindrome emolitico-uremica, nota come Seu, una patologia che nei più piccoli provoca la formazione diffusa di coaguli nel sangue.
Questi coaguli impediscono un corretto afflusso di sangue a organi vitali come cervello, cuore e reni, e per contrastarne gli effetti sono necessari il sostegno delle funzioni vitali e cicli di emodialisi. Il danno renale che ne consegue porta a un accumulo di urea nel sangue, mentre la malattia è spesso associata alla porpora trombocitopenica trombotica, condizione in cui i coaguli ostruiscono i vasi sanguigni danneggiando gli organi e provocando un consumo eccessivo di piastrine, con conseguente rischio di trombocitopenia.
Da quel giorno di giugno di nove anni fa, Mattia non si era più svegliato. Il ragazzino è morto questa mattina. È stato il padre, Giovanni Battista Maestri, a dare notizia della scomparsa attraverso le pagine del quotidiano Il T, ringraziando, a nome del figlio, quanti in questi anni avevano contribuito a rendere meno doloroso il suo percorso.
Sul piano giudiziario, una sentenza della Corte di Cassazione aveva reso definitive le condanne per lesioni colpose a carico di due responsabili del caseificio, confermando il nesso causale tra il consumo del formaggio contaminato e la malattia del bambino. Nel corso di questi anni, il padre aveva anche fondato un’associazione di consumatori, impegnata a sensibilizzare sui rischi legati ai prodotti alimentari considerati intrinsecamente pericolosi.