Fratelli d’Italia resta saldo al 28%, ma la vera notizia è la rapida ascesa della formazione del generale, che ha già superato Alleanza Verdi Sinistra.
La partita per il quarto posto nel centrodestra si sta chiudendo prima del previsto. A sei mesi dalla fondazione, Futuro Nazionale ha raggiunto il 7% nel Barometro Politico dell’Istituto Demopolis diretto da Pietro Vento, un dato che vale il sorpasso su Alleanza Verdi Sinistra (6,4%) e che riduce a un solo punto il distacco dalla Lega di Matteo Salvini, ormai stabilmente al 6,2% dopo mesi di erosione. È proprio questo il dato che sta ridefinendo gli equilibri del centrodestra, più della tenuta di Fratelli d’Italia in testa alla classifica generale.
Sul fronte delle coalizioni, la crescita di Vannacci si traduce in un problema aritmetico per Giorgia Meloni: sommando le forze della maggioranza si arriva oggi al 43%, contro il 45% del campo largo progressista guidato dal Partito Democratico di Elly Schlein. Il margine di due punti rende decisiva la scelta che il generale non ha ancora sciolto: correre con il centrodestra o muoversi come forza autonoma. Il costituzionalista Roberto Zaccaria ipotizza una soluzione intermedia: un’alleanza elettorale limitata al voto, utile a garantire il premio di maggioranza alla coalizione, seguita da un passaggio all’opposizione una volta insediato il nuovo Parlamento, con un possibile ruolo di Vannacci anche nella successiva elezione del capo dello Stato.
Dietro questo duello per il quarto posto, il resto della fotografia politica resta stabile: Fratelli d’Italia guida con il 28%, seguita dal Partito Democratico al 22% e dal Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte al 13%, alle prese con le critiche pubbliche del co-fondatore Beppe Grillo, secondo cui il partito avrebbe smarrito la propria identità. Forza Italia di Antonio Tajani si mantiene al 7,8%, mentre Azione e Italia Viva restano sotto la soglia del 3%, rispettivamente al 2,8% e al 2,3%; l’affluenza stimata, in caso di voto immediato, salirebbe al 64%.
Sullo sfondo resta la partita della legge elettorale, ancora in discussione in Parlamento, che introdurrebbe un sistema proporzionale con un forte premio di maggioranza. Ed è proprio su uno dei suoi nodi più delicati che il sondaggio registra il giudizio più netto degli elettori: per due italiani su tre l’eliminazione delle preferenze sarebbe un errore, perché allontanerebbe ulteriormente eletti e territori — una bocciatura condivisa, spiega Vento, dal 68% del campione.