Il “gigante buono” svanito nel nulla

Walter Del Freo è scomparso il 7 novembre 2019 senza documenti, soldi né vestiti: inutili gli appelli e le denunce della sorella Patrizia.

Massa – Il 7 novembre del 2019 Walter Del Freo, allora 58enne, usciva dalla sua abitazione di via dell’Acqua per andare a fare la spesa. In casa lasciava ogni cosa: documenti, telefono, bancomat e persino gli abiti. Un dettaglio che, secondo la sorella Patrizia, ha sempre escluso l’ipotesi di un allontanamento volontario. Walter, conosciuto in città come il “gigante buono” per la sua stazza imponente e il carattere gentile, rientrava nelle categorie protette e usufruiva della legge 104. Dal lunedì al venerdì lavorava al Consorzio di Bonifica.

Patrizia, che viveva con lui e con il fratello Davide, affetto da una grave disabilità, non ha mai smesso di cercarlo. In questi anni ha moltiplicato appelli, segnalazioni e iniziative pubbliche: si è incatenata sia davanti al Comune che davanti alla Prefettura di Massa per chiedere alle istituzioni un impegno più concreto, ha percorso migliaia di chilometri tra Versilia, La Spezia e altre province per verificare di persona ogni traccia, ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e all’allora premier Giuseppe Conte, dichiarandosi più volte pronta a vendere la casa di famiglia pur di proseguire le ricerche.

La sorella di Walter, Patrizia Del Freo

Nei mesi successivi alla scomparsa erano arrivate diverse segnalazioni di avvistamenti a Massa, Carrara e La Spezia, comprese le testimonianze di una postina soccorsa da un uomo che sembrava essere proprio Walter e quella di una donna convinta di averlo riconosciuto all’interno di un pronto soccorso. Nessuna di quelle piste aveva portato ad un epilogo concreto.

Del caso si era occupato anche il programma Rai “Chi l’ha visto?” già nelle settimane successive alla scomparsa. Nel 2021 la vicenda era approdata in Parlamento, con un’interrogazione all’allora Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, a firma del deputato Manfredi Potenti: nell’atto si chiedeva conto degli esiti delle ricerche condotte dalla Questura di Massa, fino ad allora rimaste insolute.

Nel 2023 è arrivata la prima vera svolta organizzativa con la nascita dell’associazione “In nome di Walter Del Freo e di tutte le persone senza volto”, fondata da Patrizia per offrire sostegno alle famiglie che vivono lo stesso dramma. Di recente l’associazione ha visto l’ingresso di un nuovo presidente: Giorgio Tenerani, appuntato scelto dei carabinieri in pensione, originario di Massa, che ha trascorso gli ultimi tredici anni della sua carriera al fianco di un magistrato a Roma.

Walter Del Freo

Tenerani ha seguito la vicenda della scomparsa di Walter fin dal 2019, quando lavorava ancora nella Capitale, facendosi una promessa: una volta in pensione, avrebbe addestrato un cane per la ricerca delle persone scomparse. Quell’impegno si è concretizzato grazie a un percorso lungo e impegnativo, portato avanti insieme a Luca Vivoli, esperto del settore, e a Gianni Lambiase, responsabile regionale della Vab Toscana.

Il frutto di questo lavoro di squadra è Ciro, un pastore belga Malinois oggi ufficialmente operativo per le ricerche di persone scomparse. Secondo quanto spiegato da Tenerani, l’impiego di Ciro segue un iter preciso, che parte necessariamente dalla denuncia di scomparsa presentata dalla famiglia alle forze dell’ordine.

Giorgio Tenerani e il cane Ciro

Nel frattempo Patrizia Del Freo non ha mai fermato le sue ricerche autonome, arrivando anche a tappezzare le strade di Milano con manifesti rivolti direttamente al fratello. Proprio un viaggio nel capoluogo lombardo, dove Walter sarebbe stato avvistato, ha portato alla conferma di una segnalazione nella zona della stazione. È proprio da lì che la sorella intende ripartire, nella speranza di riportare finalmente Walter a casa.

Le ricerche di Walter Del Freo

Come e quando è scomparso suo fratello?

“È uscito di casa come faceva sempre. Negli ultimi tempi lavorava tre giorni a settimana. Fino al giorno precedente alla sua scomparsa – racconta Patrizia Del Freo era andato regolarmente al Consorzio. Aveva avuto diversi problemi di salute, tra cui un ictus nel 2013, quindi lo avevo convinto a ridurre l’orario e a lavorare a giorni alterni anziché svolgere impieghi socialmente utili all’aperto, con il freddo o sotto il sole. Quando era libero, andava a fare la spesa; il lunedì, mercoledì e venerdì passava al Carrefour vicino al suo ufficio, lo stesso orario in cui a volte andavo a prenderlo io all’uscita dal lavoro. Ho scoperto soltanto dopo che per due mesi ha continuato ad andarci proprio in quell’orario, ma a me non era più capitato di passarci”.

In che modo si sono svolte le ricerche subito dopo la scomparsa?

“All’inizio non sapevo nemmeno da dove cominciare: non si nasce preparati per una cosa del genere e anche nelle forze dell’ordine ho riscontrato una forte carenza di preparazione. Per questo ho fondato un’associazione – continua Patrizia che oggi ha un nuovo presidente, Giorgio Tenerani, un ex carabiniere che da tre anni ha addestrato un cane molecolare con l’obiettivo di evitare che succeda ad altri ciò che è successo a noi. Avevo chiesto più volte che venissero impiegati cani molecolari per cercare Walter, ma il permesso non è mai stato concesso. Se li avessero messi, forse oggi non ci troveremmo in questa situazione”.

Cosa pensa sia successo a suo fratello nei mesi successivi, mentre viveva per strada?

“A Milano, con temperature anche di 5 gradi sotto zero, per chi vive per strada è una strage: solo a febbraio sono morte otto persone, tra cui un ragazzo di 25 anni. Penso che se fossero stati impiegati i cani, avrebbero trovato mio fratello proprio in quei due mesi in cui seguiva sempre lo stesso percorso, alla stessa ora. Quando ho fatto la denuncia – racconta la sorella di Walter mi sembra che il caso non sia stato preso sul serio: io stessa penso che fosse in stato confusionale, forse per le conseguenze dell’ictus che lo aveva colpito nel 2013, ma non potevo di certo tenerlo segregato in casa”.

Può spiegarmi meglio perché ritiene così importanti i cani molecolari da mantracking?

“Il 6 agosto del 2019, a Montignoso, un ragazzo aveva ucciso il padre e non lo trovavano più. Sono arrivati dei cani da mantracking da La Spezia e in poche ore lo hanno rintracciato in una casa disabitata a Marina di Massa. Senza quei cani, probabilmente sarebbe morto lì dentro o non sarebbe mai stato ritrovato (Il 26enne era rimasto a sua volta ferito nello scontro col padre, NdR). Bisogna anche distinguere i tipi di cani – precisa Patrizia Del Freo – quelli in dotazione ai vigili del fuoco sono soprattutto da macerie, addestrati a percepire l’odore di chi è intrappolato sotto le rovine, ad esempio dopo un terremoto. Poi ci sono i cani da superficie, adatti a spazi aperti come boschi e montagne, dove la persona ricercata, spaventata o ferita, rilascia adrenalina che il cane riesce a percepire. Nel caso di Walter, che è uscito da una zona vicino alla stazione di Massa e che è stato visto al Borgo del Ponte, quindi sempre in un centro abitato, sarebbero serviti cani da mantracking. La sua traccia sarebbe rimasta utilizzabile anche a distanza di settimane, perché ha ripetuto lo stesso percorso per due mesi. Sono convinta che, se li avessero impiegati, oggi mio fratello sarebbe a casa”.

Cosa ricorda del giorno in cui è uscito di casa per l’ultima volta?

“È uscito per andare a fare la spesa, voleva comprare il vino. Da quel giorno non l’ho più rivisto. Abbiamo saputo, solo dopo – ricorda la sorella di Walter che è passato dalla vecchia casa di nostra madre, che ormai è in stato di abbandono, con il tetto compromesso e la vegetazione cresciuta. Avevo chiuso i cancelli per evitare che entrassero estranei: se fossero stati aperti, forse lui sarebbe entrato, perché la memoria lo ha probabilmente riportato lì. Ho saputo, affiggendo i cartelli mesi dopo, che circa due settimane dopo la scomparsa qualcuno ha ancora parlato con lui vicino a quella casa: la moglie di un idraulico della zona mi ha raccontato che Walter le aveva detto di stare aspettando una chiamata dal Comune per un lavoro, come se non fosse mai andato davvero in ufficio. Lei ha collegato la mia richiesta di aiuto solo dopo, vedendo i volantini. Le ricerche al Borgo del Ponte, anche con i sommozzatori, hanno escluso che potesse essere caduto nel fiume: c’è una recinzione alta lungo tutto il corso d’acqua, sarebbe stato impossibile cadere per caso”.

Che idea si è fatta di questa scomparsa?

“Quando mi hanno interpellato, i vigili del fuoco ipotizzavano una forma di demenza senile, ma io penso più a una ricaduta legata all’ictus del 2013, quando aveva perso temporaneamente la voce. Un ictus può colpire un braccio, la parola e poi regredire, ma può anche essere fatale – spiega Patrizia Nella denuncia avevo espresso il timore per la sua incolumità proprio per questo precedente, eppure la polizia si è mossa soltanto dopo cinque giorni, quando invece il tempo, in un caso come il suo, sarebbe stato decisivo”.

Come pensa sia arrivato fino a Milano?

“Non lo so con certezza, ma Milano la conosceva bene: da ragazzo – continua la sorella di Walter ci veniva spesso, avevamo alcuni parenti lì e ci andava con nostro padre per vedere le partite, poi ha continuato ad andarci anche solo per comprare un biglietto della lotteria. Tra le sue cose ho trovato biglietti del tram e uno scontrino del mercato vicino alla stazione, quindi so che c’è stato. Non escludo che possa essere salito su un treno regionale, dove chi non ha soldi per il biglietto spesso riesce comunque a viaggiare”.

Ha trovato collaborazione da parte delle persone del posto?

“Purtroppo no, ho trovato molta omertà. Un ragazzo – racconta amareggiata Patrizia Del Freo che lavorava vicino al cimitero mi ha raccontato di aver sentito, prima di Natale, alcuni anziani alla stazione parlare di un uomo, probabilmente mio fratello, che diceva di non ricordare dove abitasse. Nessuno di loro ha pensato di avvisare la polizia. So che anche altre persone di Massa lo hanno visto e non si sono fermate a chiedergli se avesse bisogno di qualcosa o a pensare di riportarlo a casa. Questo mi addolora molto, soprattutto perché parlo di persone che lo conoscevano”.

Walter si sarebbe dileguato come un fantasma

Come giudica l’attenzione mediatica e sociale ricevuta dal caso di suo fratello?

“Ho la sensazione che, per le autorità e per chi dovrebbe cercarlo, la vita di mio fratello non conti nulla. Vedo che quando scompare una persona nota, tutte le trasmissioni ne parlano, anche solo per l’audience; quando invece si tratta di un omicidio, l’interesse è ancora più alto. Alla gente incuriosisce chi ha ucciso, non chi è scomparso. Non parlo di destra o sinistra, ma di una solidarietà che secondo me manca tra gli italiani verso i propri concittadini, mentre altre comunità restano più unite tra loro”.

Cosa l’ha spinta a fondare un’associazione?

“L’ho creata perché quello che è successo a mio fratello non capiti ad altri. Mettere insieme le prime 27 persone, tra cui una signora ucraina e una thailandese, mi ha richiesto sei mesi: è completamente gratuita, non chiede adesioni economiche – conclude Patrizia Del Freo ma avrei sperato in una partecipazione più ampia, penso ad almeno 300 persone. L’obiettivo è portare l’uso dei cani da mantracking a livello nazionale nelle ricerche di persone scomparse, perché si tratta soltanto di mio fratello. L’unica cosa che mi conforta è aver trovato in Giorgio Tenerani, che oggi presiede l’associazione, qualcuno che ha creduto in questo progetto e ha investito tempo e risorse proprie per addestrare un cane. Dopo aver organizzato una manifestazione a dicembre 2024 davanti alla Prefettura di Massa, mi sono ritrovata spesso isolata. Non è una battaglia contro le istituzioni: chiedo solo che le ricerche vengano migliorate e che esista un vero servizio pubblico dedicato alle persone scomparse”.