Dopo la rapina anche l’estorsione. La squadra mobile interviene e incastra il malfattore: decisive le immagini di videosorveglianza.
Arezzo – In data 17 giugno 2026, personale dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura interveniva unitamente a quello della squadra mobile presso un centro commerciale per la segnalazione di un signore anziano importunato da un soggetto poi datosi alla fuga.
Sul posto, il personale di polizia escuteva la vittima, un signore di 80 anni, particolarmente spaventato, il quale riferiva che, nel corso della mattinata, veniva dapprima avvicinato e poi fermato nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale da un uomo alto, con carnagione chiara, il quale pretendeva da lui del denaro. L’anziano a quel punto lo ignorava, ma il soggetto continuava a seguirlo fino a quando, una volta giunti al piano superiore, nei pressi di un bar, il soggetto stesso, dopo averlo aggredito e strattonato, gli sottraeva il telefono cellulare strappandoglielo dalle mani.
A questo punto lo stesso soggetto diceva alla vittima che gli avrebbe ridato il cellulare solo in cambio di una somma denaro; i due si dirigevano quindi verso una banca li vicina ove l’anziana vittima prelevava la cifra di 150,00 euro, dandola all’uomo in cambio della restituzione del cellulare. A questo punto, mentre il soggetto si allontanava dal luogo dei fatti, la vittima, una volta tornata in possesso del telefono cellulare, allertava il 118 per i soccorsi e le forze dell’ordine per sporgere formale denuncia/querela.
Notiziato il Pm di turno presso la Procura della Repubblica di Arezzo, dal momento che le ricerche non consentivano di individuare nell’immediatezza dei fatti l’autore dei reati descritti, venivano svolti i successivi approfondimenti investigativi da parte della squadra mobile.
I testimoni oculari presenti al bar e la visione delle immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza del centro commerciale confermavano agli operatori di polizia intervenuti la dinamica dei fatti denunciati dalla vittima, configurandosi a pieno titolo il reato di rapina al momento della sottrazione del telefono ed il reato di estorsione al momento del successivo prelievo forzoso imposto dall’indagato alla persona offesa dietro violenza/minaccia, cosi come confermato dalla visione delle immagini riprese dal sistema di videosorveglianza installato presso l’ATM. Alcuni testimoni oculari escussi, infine, nel descrivere gli eventi, riferivano agli operatori di polizia che l’indagato aveva sul polso un braccialetto di tipo ospedaliero, come se fosse stato appena dimesso da una struttura sanitaria.
I successivi accertamenti svolti presso l’Ospedale San Donato, anche unitamente al locale posto di polizia, fornivano riscontro positivo. Nella mattinata in questione, infatti, era stato dimesso, poche ore prima rispetto ai fatti occorsi, un paziente compatibile con le descrizioni fornite dalla vittima e dai testimoni oculari ascoltati nell’immediatezza dei fatti.
Confrontate le immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza del centro commerciale con quelle riprese dalle telecamere dell’Ospedale San Donato si giungeva alla conclusione che si trattasse inequivocabilmente della stessa persona. Tramite l’acquisizione della documentazione medica si giungeva cosi all’identificazione dell’indagato: un italiano quarantenne, residente a Firenze, con diversi pregiudizi penali e di polizia per reati inerenti gli stupefacenti e reati contro il patrimonio. L’indagato veniva, infine, riconosciuto in sede di identificazione fotografica sia dalla vittima, sia dai diversi testimoni oculari presenti al momento del fatto.
Vista la gravita dei fatti occorsi nei confronti dell’anziana vittima, l’elevato rischio di reiterazione del reato e la pericolosità sociale dell’indagato, considerato il robusto compendio indiziario acquisito in fase d’indagine, il Pm titolare del procedimento richiedeva al competente Gip l’applicazione di una idonea misura cautelare custodiale.
Il Gip presso il Tribunale di Arezzo su richiesta della locale Procura della Repubblica emetteva quindi un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato per i reati di rapina ed estorsione aggravata dalla vulnerabilità della vittima. La misura cautelare è stata eseguita in data odierna, a Firenze, dove l’indagato è stato rintracciato all’interno del proprio domicilio dagli uomini della squadra mobile della Questura di Arezzo. Dopo l’espletamento degli atti di rito, l’uomo è stato associato presso la casa circondariale di Sollicciano.