Dieta vegana imposta con il terrore: schiaffi, docce gelate e figli chiusi fuori casa

Un padre rischia cinque anni per maltrattamenti. La Pm: “Un clima di terrore in famiglia”. A ottobre la sentenza.

Roma – Una tavola dove si mangiava solo vegano, in un silenzio da caserma, con la paura addosso a ogni boccone. È il ritratto agghiacciante che emerge dal processo a carico di un padre di famiglia della provincia di Roma, per il quale la Procura ha chiesto cinque anni di carcere con l’accusa di maltrattamenti. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe trasformato la casa in una prigione domestica, sottoponendo la moglie e i figli a un regime di regole ferree e punizioni brutali, andato avanti fino al 2023.

Al centro del capo d’imputazione c’è una dieta ferrea di tipo vegano imposta a tutta la famiglia. Nessuno poteva sgarrare: l’uomo arrivava a buttare via il cibo già preparato, dolci e torte compresi, pur di essere certo che nessuno infrangesse la regola, neanche i bambini. E a tavola vigeva il silenzio assoluto: chi apriva bocca finiva in punizione.

Le pene per le piccole “trasgressioni” erano feroci. I ragazzi venivano costretti a docce gelate oppure a saltare i pasti. In alcuni casi sarebbero rimasti chiusi fuori casa, in mutande o in pigiama, da soli. Non mancavano gli schiaffi per motivi futili, come vestirsi troppo lentamente o uscire in ritardo. A volte l’intera famiglia veniva svegliata di notte per cercare il telecomando della tv.

La violenza, secondo l’accusa, diventava anche fisica: calci, schiaffi alla nuca e pugni. In un’occasione l’uomo avrebbe afferrato uno dei figli per le caviglie tenendolo a testa in giù. Come castigo, i ragazzi erano obbligati a restare in piedi accanto al letto a guardare il padre dormire, o a mangiare in bagno.

C’è poi l’episodio del diario segreto. Dopo aver letto sul computer le riflessioni della figlia, l’uomo avrebbe distrutto il pc e lasciato la ragazzina fuori casa per tutta la notte. I figli, si legge negli atti, subivano tutto in silenzio, mentre il padre andava in escandescenza “per motivi assolutamente futili e imprevedibili, lanciando oggetti e scaraventando a terra ciò che era in tavola”, così terrorizzando l’intero nucleo familiare.

Il quadro è quello di un uomo dal comportamento “ossessivo, gravemente controllante e mortificante, come scrive la pm, capace di far vivere tutti “in un clima di terrore”. All’imputato viene contestata anche un’accusa di lesioni alla moglie: l’avrebbe sbattuta contro la parete e chiusa in camera da letto. In casa vigeva un ultimo, tassativo divieto: nessuno poteva toccare le sue cose, che lui accumulava in modo incontrollato. La palla passa ora ai giudici. La sentenza è attesa per ottobre.