Una mobilitazione nazionale punta a cambiare la legge per eliminare le zone grigie della burocrazia che alimentano il mercato della carne.
Roma – Cavalli, asini e muli. Per anni hanno sgobbato nei campi, corso negli ippodromi o fatto compagnia a migliaia di persone. Poi, una volta arrivati a fine carriera, che fine fanno? Spesso la peggiore possibile: dritti al macello. Una zona grigia della nostra burocrazia permette ancora di metterli nel piatto, e molti commercianti senza scrupoli riescono a farla franca aggirando le regole con troppa facilità.
Adesso, però, c’è chi vuole voltare pagina. Sulla piattaforma digitale del Ministero della Giustizia è partita una raccolta firme per un referendum che punta a cambiare radicalmente le carte in tavola.
L’iniziativa popolare è aperta a tutti e per firmare o consultare i dettagli del quesito basta collegarsi direttamente alla pagina ufficiale del progetto sul sito firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/7100000
L’obiettivo è semplice: riconoscere finalmente a tutti gli equidi lo status di animali d’affezione, proprio come cani e gatti, blindando per sempre il divieto di macellazione, importazione ed esportazione delle loro carni.
La questione non è soltanto etica. È anche una vera e propria bomba a orologeria per la salute pubblica. Le inchieste di Animal Equality hanno infatti scoperchiato il vaso di Pandora: tra il 2022 e il 2025, i controlli veterinari a campione hanno beccato decine di cavalli imbottiti di sostanze dopanti.
Parliamo di potenti antinfiammatori vietati, stimolanti e persino tracce di cocaina. Il problema vero è che circa il 10% di questi animali dopati è rimasto tranquillamente registrato nella filiera alimentare, con il rischio concreto che queste sostanze tossiche finiscano sulle nostre tavole.
A questo si aggiunge il calvario dei trasporti. Gli scienziati europei dell’EFSA hanno documentato che i lunghi viaggi verso i mattatoi – spesso superiori alle dodici ore – provocano ai cavalli disidratazione cronica, ulcere gastriche e gravi infezioni respiratorie.
Questa proposta di legge vuole tracciabilità obbligatoria con microchip, incentivi per riconvertire i vecchi allevamenti in attività etiche e sanzioni penali pesantissime per chi sgarra. Voltarsi dall’altra parte non è più un’opzione.