Blitz nel porto: intercettato tir con euro falsi e migliaia di file per produrre documenti contraffatti destinati all’UE.
Trieste – I finanzieri, unitamente al personale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nell’ambito del dispositivo permanente di vigilanza doganale e di contrasto ai traffici illeciti, hanno portato a termine un rilevante sequestro di denaro e documenti falsificati destinati a essere introdotti nel territorio europeo dalla Turchia.
L’attività ispettiva, scaturita da mirate attività di analisi sui flussi merceologici in ingresso nell’area portuale giuliana tramite sistema Ro-Ro, ha consentito di individuare un tir proveniente dal porto turco di Akçansa/Gemlik, diretto ad Amburgo. Il carico risultava spedito da una società turca operante nel settore delle telecomunicazioni e destinato a una società di diritto olandese attiva principalmente nei servizi alle imprese.
Nel corso delle operazioni di controllo eseguite sul contenuto delle merci trasportate dall’autoveicolo sono state rinvenuti:
- 1.170.000 euro falsi (23.400 banconote da 50 euro);
- 25 documenti di identità contraffatti;
- permessi di soggiorno falsi;
- visti diplomatici falsificati.
Sempre all’interno del tir sono stati, inoltre, scovati un hard disk e una chiavetta usb che, a seguito di riscontri tecnici condotti da personale specializzato Computer Forensics e Data Analysis, conteneva circa 10.000 file digitali (loghi, segni grafici, fototessere, codici alfanumerici, font e nominativi) utili alla produzione di documenti falsificati di numerosi Paesi europei e extra UE, oltre a istruzioni e software utilizzati per la loro creazione.
Tra i vari file, di particolare interesse sono risultati essere 110 certificati, relativi a:
- n. 75 visti per numerosi Paesi tra cui Belgio, Germania, Italia, Francia e Stati Uniti;
- n. 13 carte di identità e n. 11 permessi di soggiorno di vari Paesi UE;
- n. 9 patenti di guida di diversi Stati europei.
Tra questi, una patente italiana intestata a un cittadino russo, richiedente asilo ma attualmente irreperibile, segnalato vicino ad ambienti dell’estremismo islamico.
Il fenomeno della contraffazione documentale e monetaria continua a rappresentare un settore di particolare interesse per le organizzazioni criminali operanti attraverso reti transnazionali che ricorrono a tecnologie avanzate per replicare o creare ex novo documenti e valori falsi.
La commercializzazione di tali prodotti si è progressivamente spostata online sfruttando piattaforme criptate, circuiti del dark web e canali di messaggistica difficilmente monitorabili.
Lo scenario geografico di tali circuiti delinea una rete articolata di hub produttivi e canali di distribuzione che attraversano numerosi Paesi. In questo contesto, la Turchia e l’Europa orientale rappresentano i principali poli di produzione e distribuzione.
Il sequestro operato nel Porto di Trieste conferma che il nostro Paese possa costituire un punto di accesso per l’introduzione di tali prodotti illeciti nel mercato europeo.
Il materiale rinvenuto, prestandosi alla commissione di svariati reati (tra cui furto di identità, riciclaggio e frodi informatiche), è stato sottoposto a sequestro su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, che ha avviato approfondimenti investigativi anche in altri Stati europei.