Lavanderie, soldi e droga: 14 in manette

Blitz della GdF nel Padovano: sequestrati 162 chili di sostanze stupefacenti e beni di lusso reinvestiti nel circuito illecito.

Padova – Le Fiamme Gialle del Comando provinciale hanno portato a termine una operazione a contrasto del traffico di sostanze stupefacenti.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova e svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Padova, hanno consentito di disarticolare una ramificata struttura criminale dedita al traffico di sostanza stupefacenti nel territorio di Padova e Provincia.

All’esito delle investigazioni, iniziate nel 2024, sono stati tratti in arresto, in più interventi e in flagranza di reato, 14 soggetti, mentre altri 17 sono stati deferiti a piede libero all’autorità giudiziaria.

Complessivamente, sono stati sottoposti a sequestro di 162 chili di sostanze stupefacenti e da taglio. Sequestrati anche circa 120.000 euro in contanti, armi (2 pistole e 1 katana) e 1 teaser.
Nel corso delle indagini, rivelatesi particolarmente complesse sia in relazione alle modalità di trasporto e stoccaggio della droga (che veniva consegnata tramite “corrieri” e stoccata in abitazioni private, spesso in locazione a soggetti incensurati) sia in relazione alle modalità di comunicazioni “cifrate” adottate dai membri del sodalizio, i finanzieri hanno acclarato l’esistenza di una fitta rete di “pusher” incaricata di rifornire le città di Padova (in particolare i quartieri Arcella, Guizza, Chiesanuova) Abano Terme, Monselice, Selvazzano.

A illustrare le attività investigative e le tecniche utilizzate è il tenente colonnello Emanuele Chietera, della Guardia di Finanza di Padova.

La banda usava messaggi cifrati e case di incensurati per nascondere la droga: come siete riusciti a superare questo muro di prudenza?”

“L’organizzazione utilizzava delle vere e proprie “safe house” – spiga il ten. col. Emanuele Chietera – appartamenti e magazzini apparentemente insospettabili dove la droga veniva stoccata prima di essere distribuita ai pusher sul territorio. Per superare questo sistema abbiamo adottato un approccio investigativo tradizionale ma molto efficace: osservazione costante, analisi dei movimenti, utilizzo delle immagini di videosorveglianza e monitoraggio delle attività dei singoli soggetti. Se vogliamo usare una metafora calcistica, abbiamo effettuato una vera e propria “marcatura a uomo”, seguendo passo dopo passo i movimenti dei pusher fino a ricostruire l’intera rete e individuare i luoghi di stoccaggio della sostanza stupefacente”.

I proventi dello spaccio venivano versati sui conti di due lavanderie self-service: qual è stata l’anomalia contabile che ha svelato il trucco?

“L’indagine è partita da un’attività di osservazione, durante la quale uno dei presunti capi è stato visto ritirare una busta in una lavanderia self-service. Gli approfondimenti bancari – continua Chietera – hanno poi evidenziato un’anomalia: a fronte di redditi modesti, sui conti della società venivano versate ingenti somme di denaro contante. Le verifiche hanno consentito di accertare che i proventi dello spaccio venivano riciclati attraverso le lavanderie e successivamente reinvestiti nell’acquisto di immobili e veicoli, spesso intestati alla società o a prestanomi”.

Oltre all’arresto di 14 persone, avete sequestrato case e auto di lusso: quanto fa male alla criminalità l’aggressione ai patrimoni?

“Seguire la traccia del denaro è uno degli strumenti più efficaci per contrastare la criminalità. L’obiettivo non è soltanto sequestrare la droga o arrestare i responsabili, ma individuare e sottrarre i profitti illeciti accumulati nel tempo. Per questo le indagini si concentrano anche sui patrimoni, ricostruendo dove vengono reinvestiti i guadagni derivanti dalle attività criminali. Privare un’organizzazione delle sue risorse economiche – conclude Chietera – significa colpirne concretamente la capacità di operare e di rigenerarsi nel tempo”.

Nel corso dell’operazione sono state adottate sofisticate tecniche di captazione e più tradizionali attività di osservazione e pedinamento, al fine di individuare tanto i locali di stoccaggio della sostanza stupefacente, quanto i responsabili del traffico illecito. Nei confronti di uno di essi, già tratto in arresto nel mese di giugno 2025 con 3 chili di cocaina e 15.000 euro in contanti, sono stati altresì svolti ulteriori approfondimenti di natura finanziaria, finalizzati all’aggressione patrimoniale dei proventi illecitamente accumulati, che hanno consentito di disvelare il sistema attraverso cui l’indagato riciclava i proventi della droga.

In particolare, il soggetto, risultato essere amministratore e socio unico di una società che gestisce sul territorio patavino due lavanderie “self-service”, faceva confluire i proventi della droga sui conti correnti aziendali allo scopo di confonderli con le attività lecite e costituire in tal modo la provvista necessaria per gli investimenti in beni mobili e immobili.

I controlli serrati della Guardia di Finanza di Padova

Nel lasso di tempo oggetto delle indagini che ha preceduto l’arresto del soggetto, pari a circa un anno, i finanzieri hanno registrato un anomalo aumento dei versamenti di contanti di oltre 100.000 euro sui conti correnti della società rispetto all’anno precedente, a fronte di modesti redditi dichiarati dalla società e dalla persona stessa.

I versamenti avvenivano in prossimità dell’acquisto di beni mobili e immobili (un appartamento, un locale commerciale ed un box, un SUV e una moto), da intestare alla società ovvero a prestanomi: per tale ragione, le operazioni sono state ritenute condotte autoriciclatorie dei proventi delle attività di spaccio, poste in essere con tali modalità al fine di ostacolarne concretamente la provenienza delittuosa.

Nei giorni scorsi, in esecuzione di specifico decreto emesso dal Gip del Tribunale di Padova su richiesta della locale Procura della Repubblica, i finanzieri hanno da ultimo proceduto al sequestro di 3 unità immobiliari, del SUV e del valore equivalente della moto, nel frattempo ceduta a terzi.