Le associazioni animaliste chiedono lo stop all’ordinanza di abbattimento e rilanciano soluzioni per tutelare nidi e piccoli.
Pordenone – La vicenda delle cornacchie che da settimane tiene banco continua ad alimentare polemiche, appelli e iniziative da parte delle associazioni animaliste. Mentre resta al centro del dibattito l’ordinanza che ne prevede l’abbattimento, cresce il fronte di chi chiede una soluzione diversa, capace di tutelare sia la sicurezza delle persone sia la sopravvivenza dell’animale e dei suoi piccoli.
Nelle ultime ore il Partito Animalista Italiano ha annunciato di aver presentato un nuovo ricorso urgente al Prefetto per chiedere la sospensione del provvedimento. Secondo l’associazione, gli accertamenti effettuati sul posto confermerebbero che il comportamento della cornacchia sarebbe legato esclusivamente alla presenza del nido e alla necessità di proteggere i pulli. In sostanza, non un animale aggressivo, ma una madre impegnata a difendere la propria prole.
Gli attivisti sostengono inoltre che esistano diverse alternative all’abbattimento. Tra le ipotesi avanzate figurano sistemi di dissuasione non invasivi oppure il trasferimento dell’animale e del nido in una struttura specializzata. Soluzioni che, a loro avviso, consentirebbero di evitare quella che definiscono una misura sproporzionata.
Sulla stessa linea si muove anche Meta, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello per salvare l’intera famiglia di cornacchie. L’associazione teme infatti che l’eventuale abbattimento della madre possa mettere seriamente a rischio la sopravvivenza dei pulli. Per questo motivo è stata valutata persino una soluzione d’emergenza: il recupero dei piccoli per allevarli e metterli in sicurezza. Un’opzione considerata però soltanto come ultima spiaggia.
Le organizzazioni coinvolte ribadiscono che l’obiettivo principale resta quello di evitare qualsiasi separazione tra i piccoli e i genitori. Secondo gli animalisti, intervenire in modo drastico significherebbe scaricare sugli animali il peso di una situazione che potrebbe essere affrontata con strumenti diversi.
Nel frattempo continuano le mobilitazioni e i contatti tra associazioni, esperti e istituzioni nel tentativo di trovare una via d’uscita condivisa. La partita, insomma, è ancora tutta aperta. Da una parte c’è chi ritiene necessario intervenire rapidamente, dall’altra chi invita a non fare il passo più lungo della gamba e a percorrere strade alternative prima di arrivare a una decisione irreversibile.
Il destino delle cornacchie e dei loro pulli resta dunque appeso a un filo. E mentre il tempo stringe, il confronto si sposta sempre più sul terreno della convivenza tra uomo e fauna selvatica, un tema che continua a dividere l’opinione pubblica ben oltre i confini della singola vicenda.